Il gruppo Coin chiude i negozi di Milano corso Vercelli, Verona e Roma: trentacinque milioni di perdite e un futuro incerto per i dipendenti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo Coin, uno dei marchi storici della grande distribuzione commerciale in Italia, si appresta a vivere una delle fasi più critiche della sua esistenza ultradecennale, con la chiusura programmata di tre punti vendita simbolici e una situazione finanziaria che, nonostante i recenti interventi di ricapitalizzazione, appare tutt'altro che stabilizzata. La scure calerà il 4 aprile sullo store di Roma in viale Cola di Rienzo, mentre il 31 luglio sarà la volta del megastore di Milano in corso Vercelli — quello con le quindici vetrine e i sei piani che da vent'anni rappresentano un'istituzione per lo shopping nel quadrante ovest della città — e del Coin Excelsior di Verona in via Cappello, quest'ultimo completamente ristrutturato e riaperto con grandi aspettative solo nel novembre del 2023 -1-3-5.

A determinare queste dolorose scelte, comunicate ai sindacati durante un incontro tenutosi a Bologna il 18 febbraio, sono i conti in rosso del gruppo: l'esercizio del 2025 si è chiuso con una perdita a livello di margine operativo lordo pari a trentacinque milioni di euro, con un calo delle vendite rispetto all'anno precedente e una drastica riduzione degli ingressi nei punti vendita che neppure i nuovi layout e concept commerciali sono riusciti ad arginare -2-3. L'azienda, che pure aveva ottenuto lo scorso luglio dal tribunale di Venezia il placet all'accordo di ristrutturazione del debito su un'esposizione complessiva di circa duecentotrenta milioni, beneficiando a settembre di un aumento di capitale da trentatré milioni sottoscritto anche da Invitalia attraverso la cordata composta dalla holding Mia dell'imprenditore Marco Marchi e dal fondo Sagitta, continua a bruciare risorse in misura insostenibile -2-7.

Le ricadute occupazionali e la mobilitazione sindacale

Il costo sociale di questa ristrutturazione si misura in decine di posti di lavoro: ventotto i dipendenti coinvolti dalla chiusura milanese, una quarantina quelli dello store veronese — molti dei quali con un'anzianità aziendale superiore ai vent'anni — cui si aggiungono le ricadute sugli altri punti vendita, come quello di Mestre dove è prevista una riduzione della superficie di un migliaio di metri quadrati con conseguente contrazione del personale del trenta per cento -2-5. Di fronte a questo scenario, le segreterie di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato lo stato di agitazione e mobilitazione, chiedendo con urgenza la convocazione di un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per ottenere chiarezza sulla reale tenuta del piano industriale e scongiurare quella che appare come una progressiva ritirata strategica del marchio dal mercato nazionale -3-4.

Graziella Belligoli, segretaria generale della Filcams Cgil di Verona, ha definito la decisione aziendale — giunta a pochi mesi di distanza dalla ristrutturazione che avrebbe dovuto rilanciare definitivamente l'attività — un colpo durissimo non solo per i lavoratori direttamente interessati ma per l'intero sistema del commercio cittadino, riaccendendo il dibattito sulla tenuta del retail tradizionale nei centri urbani -5. L'azienda, da parte sua, dichiara attraverso una nota di voler utilizzare tutti gli strumenti disponibili per gestire questa fase con responsabilità, attivando ammortizzatori sociali e mantenendo l'impegno a non ricorrere a licenziamenti collettivi, pur dovendo fare i conti con perdite strutturalmente rilevanti in quei punti vendita o con fattori esterni indipendenti dalla propria volontà, come nel caso degli sfratti esecutivi che hanno determinato le chiusure -2-4.

La dimensione immobiliare della crisi milanese

Se a Verona la proprietà dell'immobile di via Cappello — facente capo alla "Via Cappello 30 srl" di Milano, a sua volta riconducibile a una società lussemburghese — aveva concesso il negozio in affitto fino al 2034, a Milano la partita si gioca su un piano differente e già definito nelle sue linee essenziali -7. Lo stabile di corso Vercelli 30-32, circa cinquemila metri quadrati distribuiti su sei piani più un interrato, era stato ceduto nel maggio del 2025 per trentatré milioni di euro a Maghen Capital S.p.A., società specializzata in riqualificazioni di fascia alta che ha acquisito l'immobile indipendentemente dalle sorti commerciali del gruppo Coin, il quale vi operava in regime di affitto -1.

Il progetto delineato dalla nuova proprietà prevede una trasformazione radicale dell'edificio con conversione prevalente a uso residenziale di lusso — appartamenti con terrazze, servizi dedicati e parcheggi interrati — destinato a una clientela upper class e a investitori immobiliari, con la possibilità di mantenere soltanto alcune vetrine commerciali su strada a mitigare l'impatto della riconversione -1. Una metamorfosi, questa, che aggiunge un ulteriore tassello al fenomeno di trasformazione degli spazi commerciali storici delle grandi città in residenze di pregio, cambiando per sempre il volto di un quartiere che per decenni ha avuto in quel megastore uno dei suoi principali punti di riferimento.

Le prospettive incerte degli altri punti vendita

Oltre alle tre chiusure ormai certe — Roma Cola di Rienzo, Milano corso Vercelli e Verona via Cappello — il piano di riorganizzazione presentato dall'azienda ai sindacati prevede riduzioni di superficie anche per altri negozi, tra cui quelli di Roma Cinecittà e San Giovanni, Firenze e il già citato punto vendita di Mestre, mentre per lo store di Vicenza, dopo le sollecitazioni del tavolo regionale e l'impegno preso dall'azienda nello scorso novembre, si parla di un rilancio con potenziamento dell'organico, a testimonianza di una strategia che appare frammentata e non sempre lineare -3-9.

I numeri complessivi del gruppo parlano di mille trecentotrenta dipendenti, di cui milleduecentodiciassette impiegati nella rete vendita, e un piano che l'azienda stessa definisce orientato a costruire un business model redditivo e sostenibile attraverso investimenti per almeno dieci milioni di euro, nuove partnership commerciali e una ridefinizione degli accordi con i partner esistenti -2. Ma per i sindacati resta forte la preoccupazione che il peso della crisi venga scaricato proprio sulle spalle di quei lavoratori che, in molti casi, hanno dedicato l'intera carriera professionale a un marchio che oggi sembra volgere le spalle alla sua stessa storia -4.

Description: Il gruppo Coin chiude tre store storici a Milano, Verona e Roma. Perdite per 35 milioni e 28 dipendenti a rischio in corso Vercelli dove l'immobile verrà riconvertito in residenze di lusso.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.