Minneapolis, chi era Robin Westman il killer della chiesa
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Redazione Esteri
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Erano le 8.30 di mattina quando Robin Westman, ventitreenne vestito completamente di nero e armato di due fucili e una pistola, ha varcato i confini della Annunciation Catholic School di Minneapolis. All’interno della struttura, i cui vetri lasciavano intravedere gli allievi radunati per la messa di inizio anno, si è consumata in pochi minuti una delle stragi più efferate negli ultimi anni. L’assalto, premeditato nei dettagli, è terminato con il suicidio dell’aggressore, che si è tolto la vita con un colpo di arma da fuoco alla testa dopo aver seminato il panico.
Due bambini, uno di otto e l’altro di dieci anni, hanno perso la vita durante la sparatoria, mentre altre diciassette persone sono rimaste ferite. Tra i feriti, quattordici sono minori e almeno la metà di essi versa in condizioni critiche, secondo quanto riferito dalle autorità locali intervenute sul posto. Le indagini, coordinate dall’FBI e dalla polizia metropolitana, stanno ricostruendo l’esatta dinamica dei fatti, anche attraverso il sequestro di materiale digitale.
Robin Westman, il cui nome alla nascita era Robert – modificato per via legale a diciassette anni –, non era sconosciuto all’ambiente scolastico. La madre, infatti, aveva lavorato come dipendente presso lo stesso istituto cattolico, dove lui stesso aveva conseguito il diploma. Elemento ancor più agghiacciante è ciò che le forze dell’ordine avrebbero rinvenuto sulle armi e sui caricatori: la scritta «per i bambini», che lascerebbe intendere una macabra motivazione simbolica alla base del gesto.




