Gli Usa trattano con Hamas: un tabù che cade

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   GERUSALEMME – Per la prima volta, gli Stati Uniti hanno deciso di rompere un tabù che dura da decenni: dialogare direttamente con Hamas, organizzazione considerata terroristica dal 1997. Nelle ultime settimane, a Doha, l’inviato speciale americano per gli ostaggi, Adam Boehler, ha avviato colloqui con rappresentanti del gruppo armato palestinese. L’obiettivo immediato è il rilascio dei cittadini statunitensi detenuti a Gaza, ma non solo. Si discute anche di un possibile accordo più ampio, che potrebbe includere una tregua e ulteriori sviluppi nel conflitto israelo-palestinese.

La mossa, che segna una svolta nella politica estera americana, arriva in un momento di crescente pressione internazionale. Donald Trump, nel suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione, aveva accennato brevemente al Medio Oriente, dichiarando: «Stiamo riportando indietro i nostri ostaggi da Gaza». Una frase che, a posteriori, assume un significato più profondo, rivelando l’intenzione di Washington di impegnarsi direttamente con Hamas, nonostante il suo status di organizzazione terroristica.

Proprio Trump, del resto, non ha esitato a lanciare un ultimatum al gruppo palestinese attraverso la sua piattaforma social, Truth. «Rilasciate tutti gli ostaggi ora, non più tardi, e restituite immediatamente tutti i corpi delle persone che avete assassinato, o per voi è finita», ha scritto il presidente americano. Un messaggio diretto e senza mezzi termini, che ha aggiunto: «Questo è l’ultimo avvertimento! Per la leadership, ora è il momento di lasciare Gaza, finché avete ancora una possibilità».

I colloqui, gestiti da Boehler, rappresentano una novità assoluta nella storia delle relazioni tra Washington e Hamas. Fino ad oggi, infatti, gli Stati Uniti avevano sempre evitato contatti diretti con il gruppo, preferendo mediare attraverso terze parti o limitarsi a condanne pubbliche. La decisione di trattare apertamente con Hamas, pur mantenendo una posizione dura, riflette una strategia che mira a ottenere risultati concreti sul campo, anche a costo di sfidare convenzioni diplomatiche consolidate.

Le trattative, secondo quanto riportato dal giornalista di Axios Barak Ravid, citando fonti vicine ai negoziati, potrebbero aprire la strada a un accordo più ampio, che includa non solo il rilascio degli ostaggi ma anche una riduzione delle tensioni nella regione. Tuttavia, la complessità della situazione e le divergenze tra le parti lasciano poco spazio a facili ottimismi.

Intanto, il conflitto tra Israele e Hamas continua a mietere vittime, con episodi di violenza che si susseguono senza sosta. Le ultime notizie dalla striscia di Gaza parlano di scontri armati e rappresaglie, mentre la popolazione civile si trova sempre più stretta tra due fuochi. In questo contesto, l’iniziativa americana rappresenta un tentativo di rompere lo stallo, anche se i margini di manovra appaiono ridotti e gli ostacoli numerosi.

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