Yemen, escalation su più fronti: raid Houthi su Shabwa e incidente aereo in Arabia Saudita
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Redazione Esteri
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La guerra nello Yemen torna a infiammarsi su più fronti, con una sequenza di attacchi incrociati che coinvolge i miliziani Houthi, le forze del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e l'Arabia Saudita. Nelle ultime ore un bombardamento attribuito ai ribelli ha colpito un campo di addestramento militare nel sud del Paese, mentre sul versante saudita un elicottero da ricognizione è precipitato nella regione di Najran, vicino al confine, causando la morte di due ufficiali.
Il raid sul campo di Al-ilm
Secondo fonti militari yemenite, l'attacco ha preso di mira il campo di Al-ilm, nel distretto di Jardan, nella provincia di Shabwa, mentre era in corso l'addestramento di reclute appartenenti alle forze di difesa locali. Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio e le cifre fornite dalle diverse fonti non coincidono: si parla di alcune decine di morti e di un numero imprecisato di feriti, trasferiti negli ospedali della zona. Attivisti e abitanti del luogo hanno lanciato appelli per la donazione di sangue in favore dei militari ricoverati nella città di Ataq, capoluogo della provincia.
Al momento non è giunta alcuna rivendicazione ufficiale da parte del movimento sciita.
La versione della coalizione sull'elicottero
Sul fronte saudita, il portavoce della coalizione a guida Riyad, il generale Turki al-Maliki, ha reso noto che un elicottero da ricognizione del tipo AH-6i, in dotazione al ministero della Guardia nazionale, è precipitato all'interno del territorio saudita, nella regione di Najran. Secondo la ricostruzione ufficiale, l'incidente sarebbe stato causato da un guasto tecnico e non da un'azione ostile; entrambi i membri dell'equipaggio, due ufficiali, hanno perso la vita.
La coalizione ha respinto con fermezza le rivendicazioni diffusesi sui canali vicini agli Houthi, secondo cui il velivolo sarebbe stato abbattuto, pubblicando immagini di altri elicotteri dello stesso modello per smentire la versione dei ribelli.
Un conflitto che consuma risorse enormi
Il confronto militare nello Yemen si inserisce in un quadro di spese per la difesa di dimensioni imponenti. Stando ai dati diffusi dall'Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, nel 2025 l'Arabia Saudita ha destinato alla difesa circa 83,2 miliardi di dollari, collocandosi tra i primi dieci Paesi al mondo per investimenti militari e confermandosi il principale acquirente di armamenti tra le monarchie del Golfo.
Una cifra che, rapportata alla natura asimmetrica del conflitto yemenita, continua ad alimentare interrogativi sulla efficacia di un dispositivo militare tanto costoso contro un avversario che opera con mezzi leggeri e tattiche di guerriglia.
Lo scenario regionale e lo stretto di Hormuz
Sullo sfondo, la crisi yemenita si intreccia con le tensioni nello stretto di Hormuz, dove nelle settimane scorse si sono registrati attacchi a navi commerciali e una conseguente rappresaglia statunitense contro postazioni iraniane, con il ripristino delle sanzioni sul petrolio di Teheran. Le rotte marittime del Golfo restano sotto pressione e gli effetti si riflettono sui prezzi dell'energia e sulla sicurezza dei traffici.
Nelle stesse ore, un alto ufficiale pakistano, il maresciallo Asim Munir, ha compiuto una visita a Teheran per colloqui con le autorità iraniane, un'iniziativa diplomatica che Islamabad ha definito parte degli sforzi per ridurre la tensione nella regione. Sul terreno yemenita, intanto, le forze governative continuano a presidiare le province meridionali, mentre i Houthi mantengono la capacità di colpire obiettivi militari e infrastrutture sia in Yemen sia oltre confine.
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