Tassazione dividendi, il nodo della doppia imposizione e le mediazioni in corso

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il disegno di legge di Bilancio, approvato dal governo e ora all'esame del Senato, contiene una modifica fiscale che interessa i dividendi percepiti da imprenditori, società o enti, i quali, derivando da partecipazioni societarie inferiori al 10%, vedrebbero radicalmente mutato il proprio regime di tassazione. Una proposta, questa, che ha immediatamente sollevato un vivace dibattito per le sue potenziali ripercussioni sul sistema imprenditoriale italiano, spingendo le forze di maggioranza a un'attenta mediazione.

Il meccanismo attuale e la svolta contenuta in manovra

Fino a oggi, per queste tipologie di reddito da partecipazione, vige il cosiddetto regime di «dividend exemption», il quale consente di escludere dalla base imponibile il 95% dell'importo percepito, applicando di fatto un'aliquota sul totale che si attesta intorno all'1,2%. La nuova norma, la cui entrata in vigore è prevista per il primo gennaio del 2026, stravolge questo impianto: l'esenzione verrebbe drasticamente ridotta, portando l'aliquota effettiva a schizzare fino al 24%. Un cambiamento non di poco conto, che finisce per colpire in modo significativo una fetta consistente del tessuto produttivo.

Le critiche di principio e gli effetti sistemici

La principale obiezione mossa alla disposizione, come evidenziato da esponenti di Forza Italia, risiede nel principio della doppia tassazione. Si osserva, infatti, che un profitto, già assoggettato a imposizione in capo alla società che lo ha generato, verrebbe tassato una seconda volta quando distribuito al socio sotto forma di dividendo. Questo meccanismo, come qualcuno lo ha definito, "rompe" il tetto massimo imponibile sistemico che era stato fissato al 44%, arrivando a toccare, per ogni singola partecipazione, una quota complessiva del 57,23%, una volta considerata anche l'Irap. Una soglia che molti giudicano eccessiva e penalizzante.

Il lavoro di limatura e le possibili correzioni

Proprio per queste ragioni, i tecnici del Dipartimento Finanze del Ministero dell'Economia e delle Finanze sono al lavoro per trovare una correzione alla norma. L'obiettivo dichiarato è quello di evitare distorsioni e di allineare il sistema italiano a quelli degli altri principali Paesi, i quali, pur applicando regimi analoghi alla Participation Exemption, introducono spesso elementi selettivi. Questi possono consistere in soglie di valore diverse, periodi minimi di detenzione delle partecipazioni o condizioni che attestino una reale sostanza economica, cercando così di scongiurare un aumento della pressione fiscale considerato da molti controproducente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.