Riforma fiscale 2026: nuove regole per Pex e tassazione dividendi in vigore dal primo gennaio
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Redazione Economia
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La recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge di Bilancio per il 2026, la numero 199 del 30 dicembre 2025, ha introdotto modifiche strutturali al regime della Participation Exemption, che molti già conoscono come Pex, un pilastro della fiscalità societaria italiana. Questo meccanismo, il quale consente di tassare con un’aliquota agevolata dell’1,2% le plusvalenze da cessione di partecipazioni altrimenti soggette all’ordinario 26%, è stato oggetto di un intervento legislativo che ne ha ridefinito i contorni, sollevando non poche perplessità tra gli operatori del settore a causa di alcune specifiche tecniche la cui interpretazione non è ancora del tutto univoca. La riforma, di fatto, incide profondamente su una delle scelte strategiche fondamentali per le imprese, vale a dire quella di investire in altre società, rendendo più stringenti i requisiti per accedere ai benefici.
Il cuore della novità: i requisiti per l'esclusione dei dividendi
La modifica più rilevante, che sarà applicabile a decorrere dal primo gennaio di quest’anno, riguarda la tassazione dei dividendi percepiti da società controllate. Come stabilito dalla nuova normativa, l’esclusione dal reddito del 95% del dividendo – una percentuale che scende per le società di persone, arrivando in alcuni casi fino al 41,86% – non è più un diritto automatico. Il beneficio, infatti, è ora subordinato al possesso di due condizioni alternative, entrambe piuttosto significative: la partecipazione nella società che distribuisce gli utili deve rappresentare almeno il 5% del capitale sociale oppure, in alternativa, il suo valore fiscale deve essere pari o superiore a 500.000 euro. Questa soglia, che appare piuttosto elevata soprattutto per le medie e piccole imprese, costituisce una netta cesura rispetto al passato e costringerà molte realtà a rivedere le proprie strategie di holding.
Rivalutazioni: aliquota in aumento per le partecipazioni
Parallelamente alle novità sulla Pex, il legislatore è intervenuto anche sull’istituto della rivalutazione volontaria di partecipazioni e terreni, un’operazione che consente di aumentare il valore contabile di questi beni pagando un’imposta sostitutiva. Se fino allo scorso anno la disciplina, resa ormai strutturale, prevedeva un’aliquota unica del 18% per entrambe le categorie, la Legge di Bilancio 2026 introduce una differenziazione. Per le sole partecipazioni, l’aliquota dell’imposta sostitutiva è stata infatti innalzata al 21%, mantenendo invece invariato, al 18%, il tasso applicabile alla rivalutazione dei terreni. La scadenza per optare per questa operazione, la cui utilità è spesso legata alla pianificazione successoria o alla riorganizzazione aziendale, è fissata al 30 novembre 2026.
Un quadro in evoluzione tra conferme e novità
L’insieme di questi provvedimenti delinea un quadro fiscale in costante evoluzione, dove alla stabilizzazione di alcuni strumenti – come il regime delle rivalutazioni, non più prorogato annualmente – si affiancano interventi correttivi che ne alterano la convenienza. L’innalzamento dell’aliquota per le partecipazioni e l’introduzione di soglie minime per l’accesso al regime agevolato sui dividendi rappresentano, senza dubbio, un cambio di passo. Queste modifiche, che interessano da vicino il mondo degli investimenti societari e della finanza straordinaria, richiederanno una attenta analisi da parte degli uffici fiscali delle imprese, chiamati a valutare l’impatto sulle proprie posizioni. La nuova disciplina, del resto, si inserisce in un contesto internazionale in movimento, come dimostrano le recenti iniziative dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in materia di tariffazione doganale, le quali potrebbero avere ripercussioni indirette anche sugli scambi e gli investimenti transfrontalieri.




