Il governo valuta una soglia al 5% per la tassazione dei dividendi
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Redazione Economia
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Mentre il disegno di legge di Bilancio per il 2026 prosegue il suo iter parlamentare, attorno alla nuova disciplina fiscale dei dividendi si addensano interrogativi e proposte correttive. Gli emendamenti depositati presso la Commissione Bilancio del Senato, infatti, cominciano a delineare i possibili aggiustamenti a un impianto normativo che, nonostante le dichiarate intenzioni di semplificazione, continua a presentare zone d'ombra e complessità applicative. Tra le ipotesi che guadagnano terreno, come segnalato da varie associazioni di categoria, vi è l'introduzione di una soglia di possesso pari al 5% per beneficiare dell'esenzione, una misura che andrebbe a modificare la proposta iniziale del governo.
Il rischio di una fuga delle holding
La riforma così come concepita, che richiede una partecipazione almeno del 10% nel capitale della società estera per accedere al regime agevolato anche per i dividendi di provenienza cosiddetta paradisiaca, solleva non poche perplessità negli operatori. Senza un intervento di coordinamento con la participation exemption e, soprattutto, senza una chiara disciplina dell'euro-ritenuta, si profilano conseguenze significative per la competitività del sistema-Paese. Molti temono, e non a torto, che si potrebbe innescare un fenomeno di delocalizzazione delle holding, le quali, penalizzate dalla tassazione interna, troverebbero conveniente stabilirsi in altri paesi dell'Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo dove la distribuzione degli utili è fiscalmente più favorevole.
Le aperture del vice ministro Leo
Proprio su questo delicato versante sono arrivate le prime aperture da parte dell'esecutivo. Il vice Ministro dell'Economia e delle Finanze, intervenuto a un forum a Stresa, ha confermato che il governo è al lavoro per trovare una mediazione. "Sono tutte cose che stiamo esaminando", ha dichiarato, sottolineando come esista una volontà di "andare nella direzione di quello che viene richiesto" ma sempre nel rispetto di un "equilibrio dei conti pubblici". La sua dichiarazione, nella quale ha parlato esplicitamente di una "sicurezza" nell'abbassare la soglia, indica la consapevolezza dei problemi sollevati dalla nuova norma. Le opzioni sul tavolo, come ha egli stesso precisato, includono la valutazione di un limite massimo per il costo di partecipazione o l'introduzione di un requisito temporale minimo di detenzione.
Un panorama fiscale in evoluzione
Questo dibattito si inserisce in un contesto più ampio, che vede gli specialisti del settore confrontarsi con un costante afflusso di novità e di "questioni annose", quali quella relativa ai crediti non spettanti. L'Associazione Italiana Dottori Commercialisti, in vista di un convegno dedicato, ha ribadito come la complessità del quadro normativo richieda un costante aggiornamento e un'attenta analisi, lontani da qualsiasi illusoria semplificazione. La strada verso un sistema fiscale chiaro e competitivo, dunque, appare ancora lunga e costellata di sfide interpretative che tengono vivo il dibattito tecnico.




