La Ue conferma la validità del decreto sui Cpr in Albania: "Nessun contrasto con il diritto europeo"
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Redazione Interno
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Mentre il Protocollo Italia-Albania, che prevede l’istituzione di hotspot extra Ue per la gestione delle richieste d’asilo, continua a raccogliere consensi tra i Paesi membri, la Commissione europea ha chiarito che anche le recenti modifiche al piano – quelle che estendono il perimetro dei centri di Shëngjin e Gjader ai Cpr per ospitare persone già soggette a decreto di espulsione dall’Italia – non violano le normative comunitarie.
«Siamo a conoscenza degli ultimi sviluppi riguardanti il decreto che istituisce i Cpr in Albania e, in linea di principio, ciò è in linea con la legge dell’Ue», ha dichiarato Markus Lammert, portavoce della Commissione per gli Affari interni, durante il consueto briefing con la stampa. Bruxelles, del resto, aveva già valutato positivamente l’accordo bilaterale siglato a novembre, ribadendo ora che l’applicazione della legge italiana nei centri albanesi – come avvenuto finora per le procedure d’asilo – non rappresenta un elemento di criticità.
Pur evitando di esprimersi nel merito delle scelte del governo italiano, la Commissione ha sottolineato l’importanza di rispettare gli obblighi derivanti dal diritto europeo e internazionale, compresa la tutela dei diritti fondamentali. «Monitoreremo l’implementazione del Protocollo», ha aggiunto Lammert, precisando che i contatti con Roma rimangono costanti.
L’apertura a «soluzioni innovative», purché conformi ai trattati, era del resto emersa già nelle scorse settimane, quando Bruxelles aveva accolto con cautela l’idea di esternalizzare parte della gestione migratoria. Ora, con l’estensione delle strutture ai Cpr, il piano assume una dimensione più ampia, ma la Ue – almeno in questa fase – non intravede profili di illegittimità.




