Masters, lo show di McIlroy è un assolo: dopo 36 buche sei colpi di vantaggio su tutti
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Redazione Sport
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C’è un solo uomo, ad Augusta, che sembra giocare un torneo diverso da quello degli altri. Rory McIlroy, campione in carica, ha chiuso il secondo giro del Masters con il punteggio di 65 colpi (sette sotto il par), portandosi a -12 totale e scavando un solco profondo sei lunghezze nei confronti dei due immediati inseguitori, gli statunitensi Sam Burns e Patrick Reed, entrambi fermi a -6. La sua prestazione, costruita con un avvio sprint (birdie alla buca 2, 3 e 4) e un finale da manuale (sei birdie nelle ultime sette buche), ha trasformato quella che doveva essere una lotta serrata in una passerella solitaria verso il secondo titolo consecutivo. E se il copione dovesse rimanere questo, il nordirlandese entrerebbe nell’olimpo di un club composto solo da Jack Nicklaus, Nick Faldo e Tiger Woods, gli unici capaci di bissare il successo in Georgia.
La fuga e il record
Il dato che più impressiona, al netto del punteggio, è il margine. Sei colpi di vantaggio rappresentano il distacco più ampio mai registrato dopo 36 buche nella storia del torneo, un primato che apparteneva a Scottie Scheffler (cinque lunghezze nel 2022) e che McIlroy ha polverizzato con un ritmo indiavolato. Durante il secondo giro, l’irlandese ha trovato la giusta alchimia soprattutto nei momenti cruciali: dopo un bogey alla buca 10 che sembrava poter riaprire i giochi, ha piazzato l’acceleratore in una sequenza di buche, la 12, 13, 15, 16, 17 e 18, dove ha letteralmente annichilito il campo. Particolarmente esemplificativo del suo stato di grazia è stato il tiro alla buca 17: un approccio dal fondo degli alberi, da trenta yarde, con un dislivello che impediva quasi di vedere la bandiera, che si è trasformato in un’aquila (o meglio, un birdie) grazie a un chip perfetto che ha fatto esplodere il pubblico. È una sicurezza, la sua, che deriva anche dalla consapevolezza maturata dopo la vittoria dello scorso anno, quando finalmente riuscì a togliersi di dosso l’etichetta di eterno incompiuto in questo Major.
La gestione del vantaggio
Nonostante la fuga, McIlroy non ha nascosto le insidie che un campo come l’Augusta National riserva a chi osa gestire. Anzi, a suo dire, l’unico modo per non sprecare un vantaggio del genere è proprio quello di non difenderlo. “Non proteggerlo”, ha spiegato riferendosi alla gestione del margine, “vai e continua a giocare libero, continua a swingare”. Un approccio che ha già collaudato in passato, imparando la lezione dopo il crollo del Masters del 2011 proprio alla vigilia del trionfo schiacciante agli US Open dello stesso anno. L’analisi statistica del suo gioco, tuttavia, rivela un aspetto quasi paradossale: sebbene sia in testa, la sua precisione dal tee è scarsa (solo il 46% dei fairway colpiti), un dato che lo colloca al novantesimo posto su novantuno concorrenti. Ciò che tiene insieme il punteggio, quindi, è un gioco recupero eccezionale e una tenuta mentale che non si sgretola più di fronte agli imprevisti; insomma, la consapevolezza che anche quando sbaglia, il danno resta contenuto.
L’inseguimento degli altri
A sei colpi di distanza, il plotone degli inseguitori è composto da due reduci delle battaglie recenti di Augusta. Sam Burns, compagno di vetta dopo la prima giornata, ha sofferto il ritmo accusando un 71 che lo ha fatto scivolare indietro, mentre Patrick Reed, già vincitore del green jacket nel 2018, ha tenuto botta con un 69. Più staccati, a -5, troviamo giocatori del calibro di Justin Rose (che proprio nel 2025 perse lo spareggio decisivo proprio contro McIlroy) e Tommy Fleetwood, mentre a -4 è da segnalare l’exploit di Tyrrell Hatton, artefice del giro più basso della giornata (66) prima che il nordirlandese gli soffiasse la scena. Per alcuni dei grandi favoriti della vigilia, invece, il weekend si prospetta amaro: Jon Rahm, campione nel 2023, è scampato per un soffio al taglio fissato a +4, mentre Bryson DeChambeau non ce l’ha fatta, uscendo di scena con un rovinoso triplo bogey alla buca finale. A condire il tutto, va segnalato che il montepremi in palio per questo primo Major stagionale ammonta a 21 milioni di dollari.




