Frosinone, notte di fuoco e rimonta: il Pescara si fa riprendere al 94' tra petardi e paura
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La serata allo stadio Benito Stirpe doveva essere quella del riscatto, l’occasione per il Frosinone di tenere il passo delle battistrada, ma s’è trasformata in un concentrato di tensione, calcio sporco e furiose rimonte. Il 2-2 maturato al novantaquattresimo contro un Pescara generoso sino all’inverosimile, e pure decimato, racconta solo una parte di quanto accaduto sul rettangolo verde, perché la cronaca di questi novanta minuti – più recupero – s’intreccia inevitabilmente con quanto successo sugli spalti e, precisamente, nel settore ospiti. È lì che poco dopo il ventesimo del primo tempo un petardo è stato lanciato in campo, andando a esplodere in prossimità della bandierina del calcio d’angolo, laddove alcuni calciatori abruzzesi stavano svolgendo la fase di riscaldamento.
L’ordigno, lanciato dalla tifoseria biancazzurra, non ha causato danni fisici ai giocatori per miracolo, ma a farne le spese sono stati due vigili del fuoco in servizio di ordine pubblico a bordo campo: i due operatori, come riportato da fonti locali, hanno accusato forti giramenti di testa e un persistente fischio alle orecchie, sintomi che hanno reso necessario il trasporto immediato al pronto soccorso dell’ospedale Spaziani di Frosinone per gli accertamenti del caso. Il gioco, com’era inevitabile che fosse, è rimasto fermo per sette lunghissimi minuti, dal ventiduesimo al ventinovesimo, con lo speaker dello stadio costretto a lanciare un monito chiaro e severo: in caso di ulteriori lanci, la gara sarebbe stata definitivamente sospesa. Un clima di surreale incertezza che ha avvolto la partita ancor prima che la squadra di Alvini iniziasse a macinare gioco, peraltro assai poco brillante nella prima frazione.
Sul piano squisitamente tecnico, la notte dello Stirpe ha regalato l’ennesima prova di forza – se così vogliamo definirla – del Frosinone nelle rimonte, ma anche l’amaro in bocca per un Pescara che, nonostante una classifica deficitaria e la posizione di fanalino di coda, aveva disputato una partita intelligente, cinica e ordinata per oltre un’ora. La doppietta di Di Nardo, arrivata al secondo e poi al trentacinquesimo in una situazione alquanto controversa – con Cittadini a terra per un infortunio e la difesa ciociara in evidente difficoltà nel comprendere se il gioco fosse o meno da interrompere – aveva messo i padroni di casa con le spalle al muro. Il primo tempo s’era chiuso tra le proteste per un gol annullato ai giallazzurri e un palo colpito da Cichella, segnali di una reazione che faticava a trovare la via della rete.
Nella ripresa, complice anche l’espulsione di Altare per il Pescara all’ottantaduesimo minuto – fallo da ultimo uomo che lasciava gli abruzzesi in dieci – il Frosinone ha trovato gli spazi che prima non vedeva. Dal dischetto Calò ha accorciato le distanze, riaprendo un confronto che sembrava ormai indirizzato. Ma è stato necessario attendere i minuti di recupero, quelli che allo Stirpe stanno diventando una consuetudine, per vedere Antonio Raimondo – subentrato dalla panchina proprio per dare più peso all’attacco – insaccare il definitivo 2-2, gelando i 799 tifosi pescaresi giunti in Ciociaria e scatenando l’esultanza liberatoria di un intero stadio. Un punto che sa di poco per chi insegue la vetta, ma che muove comunque la classifica in attesa di giudizi e sviluppi.




