Simon the Sorcerer e Sword of Sodan, una leggenda del videogioco rinasce in Italia

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è un incantesimo che torna a brillare dopo più di trent’anni, un sortilegio fatto di pixel e ingegno che sta per riconquistare gli schermi. Si chiama Simon the Sorcerer, e la sua rinascita, battezzata Simon the Sorcerer Origins, è un affare tutto italiano, curato con minuziosa dedizione dalla Smallthing Studios. La casa di sviluppo, che ha la sua anima creativa a Chiavari, in Liguria, ha lavorato per un quinquennio alla realizzazione di un engine proprietario, conquistando così la fiducia e la collaborazione diretta dei fratelli Simon e Mike Woodroffe, autori dell’originale che, negli anni Novanta, divenne un punto di riferimento indiscusso per gli appassionati di avventure grafiche su PC e Commodore Amiga. Questo prequel, la cui pubblicazione è ormai imminente e fissata per il 28 ottobre su PC e console, rappresenta non solo un ritorno alle origini narrativo ma anche una sfida tecnologica vinta da uno studio nostrano.

Il ritorno di un classico dark fantasy

Accanto al mago più irriverente dei videogiochi, un altro classico sta per essere resuscitato dagli stessi artefici. La Smallthing Studios, infatti, ha rivelato di stare lavorando al sequel di *Sword of Sodan*, il titolo hack & slash dal cupo sapore fantasy che la Electronic Arts pubblicò nel 1988, diventando un cult su Amiga e successivamente su altre piattaforme. L’operazione, come ha spiegato Massimiliano Calamai nel corso dell’ultimo episodio del Cortocircuito, è stata condotta con scrupolo: “Abbiamo acquistato la licenza di Electronic Arts e Discovery Software, e soprattutto di Soren, e siamo ripartiti dalla sua idea del 1989 per fare il sequel di Sword of Sodan”. Un progetto che, quindi, affonda le sue radici nelle intenzioni originali di uno dei game designer della versione storica, garantendo una continuità ideale con il passato.

Una visione creativa distribuita tra Italia e Silicon Valley

La mappa dello sviluppo presso Smallthing Studios si dipana attraverso sedi distinte, da Chiavari a Gorizia, fino a toccare Cupertino, cuore pulsante della Silicon Valley; una geografia che sottolinea una vocazione internazionale e una capacità di operare in contesti d’eccellenza. In questi poli creativi, il team sta portando avanti un catalogo di progetti ambiziosi, che non si limita alle resurrezioni di icone del passato. Oltre a *Simon the Sorcerer Origins* e a *Sword of Sodan 2*, lo studio ha infatti in cantiere due titoli completamente nuovi: *Where the River Dies* e l’horror *14:18*, segnando una produzione variegata che spazia tra generi diversi.

Oltre i remake: nuovi universi in costruzione

Sebbene il rifacimento dell’originale *Simon the Sorcerer* e il secondo capitolo di *Sword of Sodan* occupino un posto di rilievo negli annunci, la visione della software house italiana dimostra di guardare anche al futuro con idee originali. La presentazione dei videogiochi in lavorazione ha messo in luce un piano editoriale articolato, che unisce il rispetto per l’eredità videoludica a una spinta innovativa. La scelta di sviluppare un engine proprietario per *Origins*, per esempio, non è stata dettata solo dalla necessità tecnica ma anche dalla volontà di forgiare uno strumento unico, capace di sostenere sia le meccaniche fedeli al classico sia le esigenze dei nuovi progetti, dei quali, per ora, si conoscono poco più dei titoli e del genere di appartenenza.

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