Naza, il documentario su Gaza che scuote Israele e conquista il pubblico

Naza, il documentario su Gaza che scuote Israele e conquista il pubblico
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Naza, il documentario sulla guerra a Gaza diretto dai registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, ha raggiunto un risultato inatteso nelle sale italiane diventando il film più visto al debutto. L'opera, presentata alla Mostra del cinema di Venezia dove ha ricevuto una lunga ovazione, ricostruisce attraverso testimonianze interne all'apparato militare israeliano i meccanismi delle operazioni condotte nella Striscia dopo il 7 ottobre 2023. Il successo del film ha aperto un acceso dibattito sul rapporto tra memoria, responsabilità e racconto della guerra.

Le testimonianze dei militari e il sistema raccontato da Naza

Il documentario costruisce il proprio racconto attraverso 24 interviste a militari e membri dell'intelligence israeliana, con identità protette, che descrivono procedure operative, strumenti tecnologici e criteri utilizzati per individuare gli obiettivi. Il titolo richiama un termine militare ebraico legato al concetto di “danno collaterale”, utilizzato per indicare le vittime civili previste nelle operazioni. Il film concentra l'attenzione non soltanto sulle singole azioni, ma sulla struttura organizzativa che consente di trasformare decisioni letali in procedure tecniche e amministrative.

Yuval Abraham e Rachel Szor hanno scelto una forma narrativa basata su voci interne al sistema, evitando un semplice resoconto degli eventi sul terreno. Le testimonianze mostrano il ruolo dell'intelligenza artificiale, della sorveglianza e dell'analisi dei dati nelle fasi di pianificazione degli attacchi, secondo il racconto dei protagonisti intervistati. Il progetto arriva dopo il precedente lavoro dei due autori, No Other Land, documentario dedicato alla situazione in Cisgiordania che ha ottenuto il riconoscimento dell'Oscar.

Il successo nelle sale e la reazione politica in Israele

L'impatto di Naza non si è limitato al circuito dei festival. Dopo la presentazione veneziana, il documentario ha attirato un pubblico molto ampio e in Italia ha raggiunto la vetta degli incassi nei primi giorni di programmazione, spingendo diverse sale a prolungarne la presenza. Il risultato commerciale ha trasformato un'opera nata come indagine cinematografica in un fenomeno culturale capace di alimentare discussioni anche fuori dal mondo del cinema.

La pellicola ha provocato forti reazioni anche in Israele. Il film è stato criticato da esponenti politici israeliani, mentre i registi hanno difeso il loro lavoro sostenendo la necessità di affrontare pubblicamente le responsabilità del proprio Paese durante il conflitto. Le polemiche hanno coinvolto anche il tema della libertà di espressione e del ruolo degli artisti nel raccontare eventi considerati divisivi.

Il confronto con la memoria storica e la domanda al pubblico

Una delle questioni sollevate dal documentario riguarda il modo in cui le società affrontano le proprie azioni durante i conflitti. Il film propone un confronto con altri momenti storici nei quali testimonianze interne agli apparati di potere hanno contribuito a rendere visibili responsabilità e meccanismi decisionali. La scelta di affidare il racconto anche a chi ha operato all'interno delle strutture militari introduce un elemento di particolare tensione narrativa.

Meron Rapoport, giornalista israeliano citato nel dibattito sul film, ha descritto Naza come un'opera che parla soprattutto della società israeliana e non soltanto degli eventi avvenuti a Gaza. La questione centrale posta dal documentario riguarda il rapporto tra cittadini, istituzioni e conoscenza delle conseguenze delle proprie azioni, con un'attenzione rivolta ai processi collettivi oltre che alle responsabilità individuali.

Il documentario è stato realizzato anche grazie alla collaborazione con il quotidiano britannico The Guardian e deriva da un lavoro giornalistico sviluppato insieme ad altre realtà investigative. La distribuzione internazionale prevista coinvolge oltre 50 Paesi, mentre è stata annunciata una successiva disponibilità gratuita online attraverso la piattaforma del giornale britannico.

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