Naza scuote Venezia: il docufilm sui soldati israeliani divide dopo l’applauso record

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Naza, il docufilm sul sistema di sterminio di Gaza raccontato dai soldati israeliani, ha suscitato una forte reazione alla Mostra del Cinema di Venezia, dove la proiezione ha raccolto 25 minuti di applausi. Il documentario d’inchiesta dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor porta sullo schermo le testimonianze di chi ha preso parte ai meccanismi della guerra, concentrandosi sul rapporto tra tecnologia militare, ordini ricevuti e responsabilità individuale.

Le testimonianze dei militari e il dibattito sulle operazioni a Gaza

Il film nasce dalla volontà degli autori di analizzare i sistemi utilizzati durante le operazioni israeliane contro Gaza attraverso le voci dei partecipanti diretti. Al centro del racconto c’è il termine militare Naza, un acronimo usato nell’apparato israeliano per indicare il calcolo della stima dei danni collaterali civili prima di un raid. La pellicola affronta il tema delle decisioni prese attraverso strumenti tecnologici e procedure operative, mettendo in discussione il confine tra esecuzione degli ordini e responsabilità per le conseguenze delle azioni compiute.

La presentazione al Lido è avvenuta con misure di sicurezza eccezionali e ha trasformato il documentario in uno dei momenti più discussi della manifestazione cinematografica. Durante l’accoglienza in sala sono state mostrate anche bandiere palestinesi e libanesi. Gli autori hanno difeso il lavoro sostenendo di aver verificato le dichiarazioni raccolte e affermando che le persone intervistate descrivono un sistema organizzato di azioni militari.

La risposta dell’Idf e la posizione dei registi

La reazione israeliana è stata immediata: l’Idf ha contestato il contenuto del documentario, accusando la produzione di basarsi su testimonianze anonime e false. La critica ha alimentato lo scontro pubblico intorno alla pellicola, che è stata percepita come un atto di denuncia politica oltre che come un’opera cinematografica. Abraham e Szor hanno replicato alle accuse ribadendo il valore delle testimonianze raccolte e la necessità di esaminare i meccanismi alla base delle uccisioni di massa di civili palestinesi.

I due cineasti israeliani arrivano alla Mostra dopo il riconoscimento ottenuto con No Other Land, premiato con l’Oscar, e concorrono al Leone d’oro con un’opera che ha attirato attenzione internazionale ancora prima dell’uscita nelle sale italiane. La vicenda si inserisce in un clima già segnato dal conflitto iniziato dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dalle tensioni politiche legate alle scelte del governo guidato da Benjamin Netanyahu, che affrontava anche la prospettiva delle elezioni del 27 ottobre.

Il significato del documentario nel confronto internazionale

Naza utilizza il linguaggio dell’inchiesta per portare al centro del dibattito il funzionamento delle strutture militari e il ruolo delle persone coinvolte nelle decisioni operative. La scelta di affidare il racconto ai soldati israeliani rappresenta l’elemento distintivo del progetto, perché sposta l’attenzione dalle sole immagini del conflitto alle procedure interne che accompagnano le azioni sul terreno. Il risultato è un film che ha aperto un confronto acceso tra chi considera queste testimonianze una denuncia necessaria e chi ne mette in dubbio attendibilità e metodo.

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