Il governo taglia i fondi all'automotive

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo Meloni, con la nuova manovra, ha deciso di tagliare 4,6 miliardi di euro dal Fondo Automotive, istituito dal governo Draghi nel 2022 per sostenere la riconversione della filiera e attuare la transizione energetica. Questa decisione, che ha suscitato numerose critiche, è stata accompagnata dalla revoca dei fondi PNRR destinati alla Gigafactory di Termoli, decisa dal ministro Urso poco più di un mese fa.

Roberto Gravina, Consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e Coordinatore Enti Locali, ha dichiarato che tali scelte, incomprensibili e dannose, mettono a rischio migliaia di posti di lavoro, in particolare quelli dei lavoratori dell’indotto di Termoli. La situazione è resa ancora più grave dalla recente mobilitazione nazionale unitaria indetta da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, che ha denunciato la gravissima situazione in cui si trova la filiera della componentistica non metalmeccanica dell’automotive, con aziende che lavorano in monocommittenza o in prevalenza per Stellantis.

Nelle ultime ore è emerso che nella prossima Legge di bilancio il governo ridurrà di 4,5 miliardi i fondi destinati al settore automotive, destinandoli alla Difesa. La legge di bilancio 2025, attraverso le tabelle di accompagnamento, certifica il taglio dell’80% dal Fondo Automotive, gestito dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per interventi previsti fino al 2030. Con il Decreto Coesione c'erano già stati dei tagli, pari a 250 milioni di euro, ma adesso sarebbe arrivata una nuova sforbiciata che porterebbe ad un'inevitabile cancellazione del bonus.

Negli ultimi mesi, le preoccupazioni sul futuro dell’Automotive sono aumentate, con il deputato democratico Enzo Amendola che ha criticato duramente le politiche industriali del governo, accusandolo di affossare la filiera automotive con un taglio da 4,6 miliardi.

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