Tommaso Paradiso, la rivincita del romanticismo e la notte dei cori da stadio al Palasport

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il concetto, lo si sa, nasce in un’accezione quasi dispregiativa: quel “romantic” inglese che profumava di romanzesco, di irreale, di cavalleresco. Solo più tardi, nel corso del Settecento, quel termine si è caricato di una malinconia positiva, fatta di natura suggestiva e sentimento vibrante. Eppure, stasera, al Palazzo dello Sport di Roma, Tommaso Paradiso ne ha fornito la prova vivente, dimostrando come quel filo rosso – che lega le suggestioni malinconiche di due secoli fa alla furia pop di oggi – sia più intatto che mai. Il cantautore, reduce dal successo sanremese di “I romantici” (brano che, va detto, continua a macinare passaggi radiofonici), ha dato il via ufficiale ieri sera, 18 aprile, al suo attesissimo tour nei palasport. E lo ha fatto nel modo che gli riesce meglio: con un rapporto diretto, quasi brutale, con il proprio pubblico.

Erano oltre 7.500 le anime presenti per il tutto esaurito, un numero destinato a raddoppiare già nella serata di oggi, e l’artista non ha perso tempo per stabilire quel contatto viscerale che lo contraddistingue. “Ho già visto le vostre 7.500 facce, vi ho scrutati tutti quanti, siete bellissimi”, ha esordito, gettando subito il pubblico in quella che sarebbe diventata una vera e propria festa collettiva. Sul palco, a sostenere l’impianto dello show, c’era la solidissima band che lo accompagna da anni – un’identità dal vivo che non è solo un dettaglio, ma il cuore pulsante della sua proposta. Tra i momenti più attesi, l’abbraccio musicale con l’amico Franco126, salito sul palco per regalare una versione corale di “Stanza singola”, mentre la presenza del chitarrista Marco Rissa ha riacceso per un attimo la fiamma dei Thegiornalisti, citati più volte dal pubblico (e da lui stesso, che notava ironicamente le maglie della band tra la folla).

Se la musica era l’anima della serata, però, è stato un siparietto laico a rubare la scena nei momenti di pausa. Quando Paradiso è uscito per un attimo dal palco, dal pubblico è partito un coro da stadio: “Lazio alè”. Il cantautore, notoriamente biancoceleste, è rientrato ridendo e ha subito alzato la posta, scherzando con i fan: “Ragazzi, se fate così col ca**o che ci fanno fare lo stadio!”. Un’uscita, questa, che ha strappato applausi e sorrisi, ma che non ha fermato l’impeto dei tifosi. A fine serata, mentre il pubblico defluiva, sono infatti risuonati cori decisamente meno amichevoli, stavolta diretti esplicitamente contro il presidente della società, Claudio Lotito. Un dettaglio di cronaca che, sebbene marginale rispetto allo show, testimonia quanto il confine tra intrattenimento puro e calore tribale (anche calcistico) sia labile in una piazza come quella romana.

Un tour che riparte dalla capitale per abbracciare l’estate

L’appuntamento di ieri non era solo un concerto, ma il vero e proprio battesimo di una macchina organizzativa che toccherà i maggiori palasport italiani. Dopo la “tappa zero” di Gorizia, Roma ha offerto una replica perfetta di quello che sarà il clou della primavera musicale: energie altissime, una scaletta che pesca a piene mani dal passato (da “Riccione” a “Completamente”) e dal presente dell’album “Casa Paradiso”. Il live, prodotto da Live Nation, ha mostrato una struttura studiata per non dare tregua, alternando i tormentoni estivi ai momenti più intimi di un set acustico. E mentre la Capitale si prepara a replicare il sold out anche stasera, l’attenzione è già rivolta al proseguo del tour: Milano, Torino, Bologna e poi giù fino a Napoli, prima di un’estate che lo vedrà protagonista dei principali festival.

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