La difesa dei Sempio e il mistero delle carte riservate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un fiume di denaro contante, assegni e bonifici, giustificato con la necessità di pagare gli avvocati senza però produrre alcuna fattura o ricevuta, si intreccia con un altro filone d'indagine, quello che riguarda la circolazione di documenti riservati. La procura di Brescia, che coordina le indagini, sta cercando di dipanare una matassa fitta di movimenti finanziari e di scambi di atti, i quali, stando a quanto emerge dalle audizioni, sembrerebbero aver seguito percorsi non convenzionali. La spiegazione ricorrente, quasi un ritornello, fornita per giustificare l'ingente flusso di valuta è sempre la stessa: "Quei soldi erano per i legali", una dichiarazione che gli investigatori stanno vagliando con attenzione, confrontandola con la documentazione bancaria e le testimonianze raccolte.

Il giallo delle carte sul Dna

Un nodo cruciale dell'inchiesta riguarda la consulenza sul Dna, un elemento cardine nel processo per l'omicidio di Chiara Poggi. I difensori di Andrea Sempio ricevettero quelle carte prima che fossero ufficialmente depositate in tribunale; tra di esse figurava la perizia disposta dalla difesa di un altro indagato, Massimo Stasi, la quale attribuiva a Sempio il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie della vittima. L'ex capo del Ris, sentito dai carabinieri, ha spiegato di aver a sua volta ricevuto quella documentazione dagli avvocati di Sempio nel gennaio del 2017, precisando di non conoscere, lui per primo, la provenienza originaria di quegli atti e "come se le fossero procurate" i legali stessi.

I soldi e le dichiarazioni della madre

In un'altra audizione, tenutasi a fine settembre, la madre di Andrea Sempio, Daniela Ferrari, è stata sentita nel ruolo di testimone. Secondo quanto riportato, la donna ha fornito una versione che sembra collegare direttamente le uscite finanziarie alla documentazione. Ha dichiarato, infatti, che i soldi, di cui si parla molto in queste indagini, sono stati pagati "per avere le carte". Questa affermazione, se confermata, aggiungerebbe un tassello significativo al quadro complessivo, suggerendo un nesso tra i movimenti economici e il possesso di quegli atti riservati che sono al centro del procedimento per corruzione in atti giudiziari.

L'archiviazione del 2017 e le nuove indagini

L'intera vicenda giudiziaria, con i suoi risvolti finanziari e la questione degli atti secretati, si riallaccia alla prima archiviazione di Andrea Sempio, disposta nel 2017 e ora al centro di un filone d'indagine separato. La procura di Brescia sta esaminando le circostanze di quell'archiviazione, per la quale è indagato l'ex procuratore aggiunto di Pavia, nell'ambito dell'ipotesi di corruzione. Le perquisizioni e le audizioni recenti, compresa quella di Luciano Garofano, fanno parte di questo rinnovato accertamento volto a chiarire le dinamiche, fino ad oggi poco trasparenti, che hanno caratterizzato una delle fasi più delicate dell'inchiesta sulla morte di Chiara Poggi.

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