Andrea Sempio e l'esame antropometrico nel caso di Garlasco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Andrea Sempio si è sottoposto ieri, presso l’Istituto di medicina legale di Milano, a un complesso esame antropometrico disposto dalla Procura di Pavia. La procedura, che si è protratta per circa tre ore sotto la direzione dell’antropologa forense Cristina Cattaneo, nota per aver coordinato le indagini sul caso Yara Gambirasio, ha rappresentato un momento significativo nel nuovo filone d’inchiesta sul delitto di Garlasco. Sempio, unico indagato in questo procedimento, era accompagnato dai suoi legali, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, oltre che dal consulente tecnico Armando Palmegiani, in un passaggio che gli inquirenti considerano cruciale per il prosieguo delle indagini.

La natura tecnica delle misurazioni

L’esame, di cui si è molto discusso, consiste in una serie di misurazioni tridimensionali del corpo, le quali, andando a rilevare con precisione millimetrica le dimensioni di arti superiori, caviglie, piedi, statura e peso, forniscono ai magistrati un profilo metrico incontrovertibile dell’individuo. Si tratta di un accertamento profondamente tecnico, volto a ottenere dati oggettivi che possano essere confrontati con altri elementi già in possesso della procura; un’operazione, questa, che esula da semplici constatazioni e che richiede, per la sua esecuzione, competenze specialistiche di alto livello.

Le dichiarazioni a caldo e il contesto processuale

Al termine della lunga sessione, uscendo dalla struttura di via Mangiagalli, Sempio ha rivolto qualche parola ai cronisti accalcati all’uscita, affermando di stare bene e che tutto era proceduto in modo tranquillo. Tuttavia, l’espressione che lo caratterizzava sembrava tradire un’apprensione più profonda, forse dettata dalla consapevolezza della posta in gioco. La misurazione, infatti, è stata disposta dai magistrati titolari dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Stefano Civardi e il pm Giuliana Rizza, i quali stanno esaminando nuove piste investigative emerse di recente.

La sfida alla testimonianza chiave

In un’ottica difensiva, non sono mancate le reazioni verso alcune dichiarazioni testimoniali che circolano nel procedimento. Attraverso i suoi avvocati, è stato espresso un netto scetticismo verso la ricostruzione offerta da un teste, tacciata di essere lontana dalla verità dei fatti. Questa presa di posizione, che arriva in un momento così delicato, segna ulteriormente la distanza tra le parti in causa e sottolinea come il percorso verso l’accertamento dei fatti sia ancora tutto in divenire, con la scienza forense chiamata a svolgere un ruolo determinante per fare chiarezza.

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