Tor Sapienza, nuovo tentativo di rioccupazione del palazzo di via Tallone dopo lo sgombero

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A poche ore dallo sgombero del fabbricato di via Cesare Tallone, a Tor Sapienza, le Forze di Polizia sono dovute intervenire nuovamente per fermare un tentativo di rioccupazione dello stabile. L'operazione, scattata nella mattinata di martedì 29 settembre con un dispositivo interforze che ha coinvolto polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale, ha portato all'identificazione di 25 stranieri privi di documenti, otto dei quali sono stati accompagnati nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio.

Nel pomeriggio, dopo la segnalazione di un rientro da un accesso secondario, gli agenti sono tornati sul posto: all'interno non è stata trovata nessuna persona, ma la situazione ha reso necessario l'avvio di un presidio fisso.

Il bilancio dei controlli e gli arresti

Il primo bilancio dell'operazione, coordinata dal dirigente del distretto Prenestino, ha portato al sequestro di circa due chilogrammi di marijuana, crack e cocaina, oltre a 4.000 euro in contanti e a una pistola di piccolo calibro munita di colpi, trovata all'interno di un mobile. Nel perimetro esterno sono stati recuperati e restituiti ai legittimi proprietari sei motorini rubati. Due uomini, un gambiano e un nigeriano, sono stati arrestati per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, sorpresi mentre cercavano di disfarsi della droga.

Nel corso degli approfondimenti investigativi è scattato un terzo arresto, a carico di un soggetto di origine nordafricana con una condanna a dieci mesi di reclusione per un cumulo di pene maturato nel contesto dello spaccio. Otto degli stranieri rintracciati all'interno dello stabile, quattro di origine gambiana e quattro nigeriani, sono stati collocati al CPR.

Un presidio giorno e notte in attesa della demolizione

Da ieri le pattuglie delle forze dell'ordine presidiano giorno e notte lo scheletro di cemento che per anni è stato il rifugio dei pusher della zona. Una vigilanza fissa è diventata necessaria dopo che nel pomeriggio, a qualche ora dall'ennesimo sgombero, gli spacciatori hanno cercato di occupare di nuovo il complesso, già teatro in passato di omicidi, stupri, aggressioni, regolamenti di conti e incendi dolosi.

La struttura, un gigante mai completato di proprietà di un fondo d'investimento francese, era diventata un punto di riferimento per lo spaccio nell'intero quadrante est della Capitale, nonostante i numerosi sgomberi eseguiti negli ultimi anni, l'ultimo dei quali risale ad agosto.

La richiesta dei residenti e il progetto di riconversione

I residenti del quartiere, che da mesi organizzano passeggiate serali per chiedere maggiore sicurezza, hanno accolto con favore l'intervento ma chiedono che lo stabile venga abbattuto al più presto per impedire ulteriori rientri. La linea delle istituzioni appare allineata: il sindaco Roberto Gualtieri ha chiesto alla proprietà di procedere rapidamente con la demolizione, mentre l'assessore all'Urbanistica Maurizio Veloccia ha annunciato il rilascio del permesso di costruire per l'abbattimento e la successiva trasformazione dell'area in un centro dati.

La palla, però, passa ora ai privati, chiamati a dare corso al progetto di riconversione prima che il degrado e l'illegalità tornino a occupare lo spazio lasciato libero dalle forze dell'ordine.

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