Borse in attesa di Nvidia e Jackson Hole, settimana decisiva per i mercati
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Redazione Economia
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La settimana degli ultimi bagliori estivi, quella che tradizionalmente segna il ritorno alla piena operatività sui mercati finanziari dopo la pausa di Ferragosto, si apre all'insegna della cautela e di un sentiment che potremmo definire di attesa vigile, se non proprio di leggera tensione.
Le principali piazze europee, nella mattinata del 24 agosto, hanno infatti avviato le contrattazioni in sordina, con gli indici che viaggiano perlopiù in territorio negativo o, al massimo, mostrano timidi segnali di cedimento: Piazza Affari segna un -0,24% che riflette la prudenza degli operatori, Parigi scende dello 0,37%, Francoforte cede lo 0,11%, mentre solo Londra, con un +0,35%, riesce a mantenere la testa fuori dall'acqua.
Un avvio fiacco, insomma, che fotografa perfettamente l'umore di una piazza che ha già rivoltato il calendario e spostato l'attenzione sui due appuntamenti clou dei prossimi giorni, destinati a dettare l'agenda e, verosimilmente, a indirizzare le sorti del risk appetite globale.
Il conto alla rovescia per i conti Nvidia e le parole di Warsh
Il vero motore di questa settimana, quello che trattiene il fiato degli investitori di mezzo mondo, è rappresentato dalla concomitanza di due eventi di portata epocale per i mercati contemporanei. Da un lato, mercoledì sera, quando i mercati americani saranno ormai chiusi, Nvidia, il colosso dei chip che è diventato il simbolo per eccellenza della rivoluzione dell'intelligenza artificiale, pubblicherà i suoi attesissimi conti trimestrali.
Non è un'esagerazione definire questo appuntamento come uno dei più importanti dell'anno, considerando che il titolo ha trainato per mesi l'intero settore tecnologico e, di riflesso, buona parte della corsa dei listini americani.
Le aspettative sono esigenti, per usare un eufemismo, e gli analisti si interrogano sulla capacità dell'azienda di superare un muro di previsioni già molto elevato; un eventuale delusione, anche solo marginale, potrebbe innescare una volatilità significativa sui titoli del comparto, mentre un risultato brillante darebbe nuova linfa a un rally che, negli ultimi tempi, ha mostrato qualche segno di fatica, come testimonia il -1,7% settimanale del Nasdaq 100 venerdì scorso.
Dall'altro lato, e a completare il quadro di una settimana che si preannuncia densa di spunti, c'è il tradizionale simposio di Jackson Hole, il raduno annuale dei banchieri centrali che quest'anno prenderà il via giovedì per culminare venerdì con il discorso chiave del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
Da quelle parole, pronunciate nella suggestiva cornice del Wyoming, gli operatori si aspettano indicazioni preziose, se non decisive, sulla futura traiettoria della politica monetaria americana: i riflettori sono puntati sulle tempistiche e sull'entità dei prossimi tagli dei tassi di interesse, in un contesto di inflazione in decelerazione ma ancora attenta alle dinamiche del mercato del lavoro.
L'oro vola, il dollaro arretra e il gas risale
In questo clima di attesa, i movimenti degli altri asset raccontano già una storia piuttosto chiara di repositioning difensivo. L'oro, tradizionale bene rifugio per eccellenza, ha toccato i massimi da metà maggio, superando quota 2.500 dollari l'oncia, un livello che non si vedeva da settimane e che suggerisce una crescente avversione al rischio da parte degli investitori istituzionali.
Parallelamente, il dollaro americano mostra un indebolimento diffuso rispetto alle principali valute, un segnale che gli operatori stanno scontando un ciclo di allentamento monetario più aggressivo di quanto preventivato in precedenza. Una dinamica, questa, che si riflette anche sul mercato obbligazionario, dove i Treasury Bond americani continuano a essere acquistati, facendo scendere i rendimenti e alimentando quella che molti definiscono una corsa verso la qualità.
Sul fronte delle materie prime energetiche, infine, si segnala un nuovo rialzo del prezzo del gas naturale europeo, che si avvicina pericolosamente alla soglia dei 70 euro al megawattora, un livello che non veniva toccato dall'inizio del 2023, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dalle preoccupazioni per le forniture in vista della stagione invernale.
I future di Wall Street frenano in attesa di segnali
Oltreoceano, l'umore non è da meno. I future sui principali indici di Wall Street viaggiano in leggero calo o al massimo stagnanti, in un venerdì che aveva chiuso all'insegna degli acquisti, con lo S&P 500 e il Nasdaq 100 in rialzo dello 0,43%, un movimento che aveva però solo attenuato le perdite di una settimana complessivamente negativa. Il dato più interessante, forse, è il comportamento del Dow Jones, che grazie a un +0,98% nella sessione di venerdì ha ridotto il calo settimanale a un marginale -0,3%, mostrando una maggiore resilienza rispetto ai listini più tecnologici.
Questo differenziale di performance è un classico campanello d'allarme: quando gli investitori premiano i titoli più value e ciclici a scapito delle growth stocks ad alta capitalizzazione, significa che stanno riducendo l'esposizione al rischio speculativo. E infatti, proprio i titoli tecnologici sono quelli che stanno subendo le vendite maggiori in questa fase di attesa, in un tripudio di realizzi che precede l'appuntamento più atteso con i bilanci aziendali.
I mercati, insomma, si trovano in una sorta di limbo, sospesi tra la speranza di un colpo di scena positivo e il timore di una delusione, con il petrolio in flessione che offre un ulteriore, seppur debole, segnale di rallentamento della domanda globale.
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