Mosca respinge il vertice a tre con Washington e Kiev, ma la porta per Macron resta socchiusa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Cremlino ha formalmente bocciato l'ipotesi, avanzata da Kiev, di un incontro trilaterale diretto che coinvolga Russia, Stati Uniti e Ucraina. Una fonte diplomatica di alto profilo ha smentito categoricamente che vi siano state trattative concrete in tal senso, affermando che "nessuno ha ancora parlato seriamente" di una simile formula. La posizione di Mosca, che considera illegittime le autorità di Kiev, esclude da tempo qualsiasi negoziato ufficiale con la controparte ucraina se non in contesti diversi, lasciando invece intravedere una possibile disponibilità a colloqui bilaterali con il presidente francese Emmanuel Macron, il cui contenuto e tempistiche rimangono però del tutto indefiniti. Questa chiusura rappresenta un netto stop alle voci che erano circolate dopo le dichiarazioni di Volodymyr Zelensky, il quale aveva riferito di una proposta statunitense per un formato a tre, dimostrando come il dialogo diretto sui termini della guerra rimanga un ostacolo insormontabile.

Le condizioni non negoziabili di Mosca per un cessate il fuoco

Parallelamente al rifiuto del formato trilaterale, il Cremlino ha riproposto con forza le sue condizioni per una qualsiasi tregua, che di fatto equivalgono a una capitolazione negoziata di Kiev. Tali condizioni, che Mosca definisce "irrinunciabili", includono il riconoscimento russo dell'annessione di quattro regioni ucraine, in aggiunta alla penisola di Crimea, e il ritiro delle forze ucraine dai loro territori. Una richiesta ulteriore, che esclude qualsiasi mediazione europea, è l'abbandono delle ambizioni di adesione all'Unione Europea da parte di Kiev, la quale dovrebbe accettare uno status di neutralità sotto la garanzia, sostanzialmente, della potenza russa. Queste pretese, presentate mentre continuano gli assalti lungo il fronte, delimitano un perimetro negoziale estremamente rigido, che lascia poco spazio a compromessi e che Kiev ha già giudicato inaccettabile.

Una narrazione trionfalista che scontrà con i dati di fatto

Alla fermezza diplomatica, il Cremlino accompagna una narrazione pubblica di forza incontrastata, che però mostra crepe evidenti quando confrontata con le analisi degli stessi esperti russi. Vladimir Putin, nel descrivere le operazioni militari, ha recentemente affermato che "la Russia avanza lungo tutto il fronte", dipingendo un quadro di crollo imminente delle difese nemiche e citando la presunta conquista di località come Siversk. Tali annunci, che a volte superano persino gli ottimistici bollettini del ministero della Difesa, vengono però smontati da osservatori interni, i quali segnalano come la situazione reale sul campo sia ben diversa, caratterizzata da una lenta e costosissima guerra di logoramento. Le dichiarazioni trionfalistiche, secondo molti analisti, servirebbero a mascherare le enormi difficoltà operative e le perdite umane, creando un'immagine di invincibilità per il consumo interno.

L'economia di guerra e il peso del conflitto

A sostenere lo sforzo bellico, che ha causato un altissimo tributo di vite, è un'economia interamente riconvertita a scopi militari. Il complesso industriale russo, dopo un periodo di assestamento, ha registrato una crescita del Pil, trainata dalle spese per la difesa e dalla produzione bellica, che permette di sostenere il dispiegamento di centinaia di migliaia di militari. Questo apparato, che si alimenta di un continuo afflusso di nuove reclute, costituisce la spina dorsale di un conflitto che Mosca sembra intenzionata a prolungare. Tuttavia, dietro i freddi numeri della produzione e le parate propagandistiche, si cela il volto oscuro di una società sottoposta a una pressione crescente, mentre procedono le inchieste giudiziarie su episodi di cronaca nera legati al reclutamento e alle sue conseguenze sociali, che le autorità faticano a contenere completamente.

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