Trump: la geopolitica del "ritorno" e l’impatto sull’Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Dal 20 gennaio, l’uragano Trump si è abbattuto sulla scena internazionale con una serie di decisioni che hanno ridisegnato, almeno in parte, gli equilibri geopolitici globali. Acquistare la Groenlandia, imporre dazi commerciali contro Canada, Messico, Europa e Cina, spostare la sede della rappresentanza palestinese, destituire il presidente ucraino e dichiarare guerra all’Ucraina per il controllo delle terre rare: queste sono solo alcune delle mosse che hanno caratterizzato l’inizio del suo nuovo mandato. Una politica estera che, secondo molti osservatori, legittima il neocolonialismo russo e sembra voler riportare indietro le lancette della storia, in un’ottica di “ritorno” a un passato in cui i confini e le alleanze erano più fluidi e meno definiti.

Joseph Sternberg, editorialista del Wall Street Journal, ha recentemente analizzato le implicazioni di queste scelte per l’Europa, sottolineando come Trump non intenda ingannare il Vecchio Continente, a differenza di quanto, a suo dire, avrebbe fatto Biden. Le politiche del nuovo presidente statunitense, infatti, sembrano basarsi su una logica precisa, anche se spesso controversa: quella di rinegoziare i rapporti di forza a vantaggio degli Stati Uniti, senza curarsi troppo delle conseguenze diplomatiche. Un approccio che, se da un lato ha suscitato critiche feroci, dall’altro ha trovato sostenitori tra quanti vedono in Trump un leader disposto a sfidare lo status quo.

Non mancano, tuttavia, le ombre. L’assoluzione di tutti i replicanti dell’attacco a Capitol Hill di quattro anni fa, decisa per evitare “collaterali”, ha sollevato dubbi sulla volontà di Trump di garantire giustizia e trasparenza. Allo stesso tempo, la cosiddetta “battaglia dello Studio Ovale” con il presidente ucraino Zelensky, che ha lasciato morti e feriti nel campo occidentale, ha alimentato ulteriori interrogativi sulla razionalità delle sue scelte. C’è chi lo definisce un estemporaneo, un leader che agisce senza un piano preciso, e chi invece vede in lui un rottamatore dell’Occidente, al servizio di interessi non sempre chiari.

Linda Restrepo, caporedattrice della prestigiosa rivista Inner Sanctum Vector n. 360, ha offerto una visione lungimirante della situazione, evidenziando come le mosse di Trump possano essere lette come un tentativo di ristabilire un nuovo ordine internazionale. Dalle isole Marshall alla Groenlandia, passando per l’Europa e l’Asia, il presidente statunitense sembra voler ridefinire i confini del potere globale, spesso a discapito dei tradizionali alleati.

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