Le tensioni tra Ue e Russia si inaspriscono: Kallas e il caso dei droni di Lipsia
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Redazione Esteri
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La riunione informale dei ministri degli Esteri dell'Unione europea, il Gymnich di Wicklow, ha fatto da sfondo alle dichiarazioni dell'Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, che ha scelto di usare un tono netto riguardo alla risposta da dare alla Russia per i recenti attacchi ibridi. Il riferimento principale è all'incidente dell'aeroporto di Lipsia, dove tra il 4 e il 14 agosto sono stati individuati tre droni carichi di esplosivo, uno dei quali ha impattato contro un aereo cargo della DHL.
Le indagini tedesche hanno portato all'identificazione di due sospetti, un cittadino di origine russa con passaporto lettone e un bielorusso con passaporto russo, entrambi con legami con i servizi segreti di Mosca, e la pista ha assunto una piega ancora più intricata con la scoperta che uno dei due sarebbe entrato nello spazio Schengen munito di un visto turistico rilasciato dall'Italia.
La posizione di Kallas: un campanello d'allarme per i Paesi indecisi
Proprio in merito alle sanzioni, Kallas ha rivelato che, sebbene la Commissione avesse inizialmente proposto un numero limitato di nuove aggiunte alla lista nera, sono stati gli stessi Stati membri a proporne molte di più, un segnale che testimonia la crescente preoccupazione diffusa tra i governi europei. "Ovviamente bisogna verificare che tutto sia legalmente in regola e questo richiede tempo", ha spiegato l'Alta rappresentante, sottolineando la complessità delle procedure burocratiche che regolano l'iter sanzionatorio.
Ha poi aggiunto che gli attacchi ibridi in corso in tutta Europa, di cui Lipsia rappresenta l'ultimo e più grave episodio, potrebbero fungere da "svegliata" per quei Paesi che finora si sono mostrati meno determinati sul fronte delle misure restrittive contro Mosca. "Se vogliamo porre fine a questa guerra, dobbiamo tutti concentrare i nostri sforzi e portarli a un nuovo livello", ha concluso, aggiungendo che sono già in preparazione 1.600 designazioni per il complesso militare russo.
Il caso Lipsia e la reazione della Germania
La tensione era già altissima da quando il governo tedesco, rappresentato dai ministri Alexander Dobrindt (Interno) e Johann Wadephul (Esteri), ha ufficialmente accusato la Russia di aver orchestrato il tentato attacco all'aeroporto di Lipsia, inquadrandolo come un atto di guerra ibrida. Secondo le ricostruzioni, l'azione si sarebbe sviluppata in tre fasi: un drone carico di esplosivo rinvenuto vicino a un Antonov ucraino, un secondo impattato contro un DHL e un terzo, con altro esplosivo, ritrovato dieci giorni dopo in un terreno del Land confinante.
Gli investigatori tedeschi, attraverso tracce di DNA e l'analisi delle celle telefoniche, hanno identificato i due uomini, descritti come "agenti di basso livello", ovvero cittadini privati reclutati online dai servizi segreti per conto dello Stato russo.
La Germania ha già risposto con misure concrete, annunciando la chiusura del consolato russo a Bonn, l'interruzione dell'accordo sulla Casa Russa della scienza e della cultura a Berlino, e l'intensificazione dei controlli sui cittadini russi e della pressione sulla flotta ombra del petrolio.
Le minacce di Medvedev e il sequestro norvegese
Sul fronte opposto, la reazione di Mosca non si è fatta attendere. L'ex presidente russo e attuale vicepresidente del Consiglio di sicurezza nazionale, Dmitrij Medvedev, ha tuonato su Telegram definendo le accuse tedesche "inventate" e bollando l'attuale leadership di Berlino come "neonazista e ferocemente russofoba", sostenendo che la Germania "meriterebbe un attacco diretto a tutte le industrie che producono armamenti per il regime di Kiev".
L'ambasciata russa a Berlino ha contestato le accuse, definendole prive di prove e sostenendo che servissero solo a favorire l'escalation per conto dell'Ucraina e del complesso militare-industriale. In un contesto di crescente pressione internazionale, le autorità norvegesi hanno sequestrato la nave da crociera russa "Professor Molchanov" nell'arcipelago delle Svalbard, su richiesta del gruppo energetico ucraino Naftogaz.
Il provvedimento, ordinato da un tribunale norvegese, mira a garantire il pagamento di circa 4,22 miliardi di dollari che la Russia deve a Naftogaz per la confisca illegale di asset in Crimea nel 2014, una decisione arbitrale che Mosca non ha mai onorato.
Il nodo visti e le prossime mosse dell'Ue
Nel frattempo, il dibattito politico si è acceso anche attorno alla possibilità di limitare i visti turistici per i cittadini russi, una misura caldeggiata dalla stessa Kallas e già ventilata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. L'attenzione è alta anche sul ruolo italiano nella vicenda: la stampa tedesca ha riportato che uno dei due sospettati, il bielorusso con passaporto russo, era entrato in area Schengen grazie a un visto rilasciato dall'ambasciata italiana a Minsk.
Questo particolare rischia di aggiungere un ulteriore elemento di frizione nelle relazioni diplomatiche, mentre Bruxelles lavora per definire il prossimo pacchetto di sanzioni, con l'obiettivo dichiarato di aumentare la pressione su Mosca per porre fine al conflitto in Ucraina. Il vertice di Wicklow ha quindi confermato la volontà dell'Ue di andare avanti su un percorso di scontro, cercando l'unanimità necessaria per applicare misure sempre più incisive contro la Russia, parallelamente all'inasprimento delle misure punitive decise unilateralmente dalla Germania.
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