Il Golfo si riarma: manovre congiunte di Iran e Russia tra i colloqui di Ginevra e la flotta americana
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Redazione Esteri
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Le acque del Golfo di Oman e quelle dell’Oceano Indiano settentrionale, uno snodo nevralgico per i traffici energetici globali che da decenni non assisteva a una mobilitazione simile, sono diventate il teatro di una nuova, imponente esercitazione navale congiunta. La marina militare iraniana, insieme alle forze navali del delle Guardie della Rivoluzione Islamica, ha infatti condotto manovre coordinate con la flotta russa, in un’operazione che porta la firma del contrammiraglio Hassan Maghsoudloo, il quale ne ha seguito personalmente lo svolgimento. Le operazioni, il cui fine dichiarato è quello di migliorare la sicurezza marittima e il coordinamento in caso di operazioni combinate, giungono in un frangente di particolare tensione, all’indomani di un nuovo round di negoziati indiretti tra Teheran e Washington, svoltosi a Ginevra sotto l’egida di una mediazione internazionale che fatica a trovare una quadra.
Il dispositivo militare e lo scenario operativo
Nel dettaglio dell’addestramento, come riportato dalle agenzie di stampa iraniane, le unità impegnate hanno simulato scenari complessi, tra cui il rilascio di una nave mercantile caduta in mano a pirati, un’evenienza tutt’altro che remota in quelle acque. L’esercitazione, che ha visto operare fianco a fianco il cacciatorpediniere iraniano Alvand e la corvetta russa Stoiky, non è stata solo una dimostrazione di potenza, ma ha costituito un banco di prova per affinare le capacità di comando e controllo congiunte, con un’alternanza nella direzione delle forze tra ufficiali delle due marine. Oltre alle navi di superficie, sono stati impiegati mezzi aerei ed elicotteri, a testimonianza della complessità di un dispositivo pensato per rispondere a minacce ibride, e non è mancata la partecipazione di unità veloci d’attacco, quelle stesse che la Repubblica Islamica utilizza per la sua dottrina asimmetrica nello Stretto di Hormuz.
Il contesto geopolitico di Hormuz
Questo spiegamento di forze, avvenuto a poche centinaia di miglia dalla portaerei USS Abraham Lincoln e dalle altre tre navi da guerra americane dotate di missili Tomahawk che presidiano l’area, assume i contorni di una chiara risposta alla pressione militare occidentale. Le manovre denominate "Maritime Security Belt 2026", volute da Mosca e Teheran, rappresentano un segnale inequivocabile inviato all’amministrazione Trump, tornato alla Casa Bianca e determinato a mantenere alta la guardia in Medio Oriente. La scelta di condurre queste esercitazioni proprio mentre i diplomatici discutono il futuro dell'accordo sul nucleare sottolinea una strategia precisa: quella di negoziare da una posizione di forza, mostrando i muscoli e l'alleanza con potenze extraregionali come Russia e Cina, i cui rapporti con l’Iran si vanno sempre più consolidando in funzione anti-americana.
La questione della sicurezza commerciale
Al di là della coreografia bellica, gli strateghi di Teheran insistono molto sulla necessità di garantire la sicurezza delle rotte commerciali, un argomento, questo, che tocca da vicino gli interessi di tutte le nazioni rivierasche e non solo. Circa un quinto del petrolio mondiale transita infatti da quelle strettoie, e qualsiasi destabilizzazione avrebbe ripercussioni immediate sui prezzi energetici globali. Le esercitazioni congiunte, pertanto, servono anche a ribadire il ruolo dell'Iran come custode della sicurezza del Golfo, un ruolo che Teheran rivendica in contrapposizione alla presenza di flotte extraregionali. La Russia, da parte sua, attraverso queste missioni di lunga distanza - come nel caso della corvetta Stoiky, giunta dal mar Baltico - persegue l'obiettivo di proiettare la propria influenza in un quadrante strategico, mostrandosi partner affidabile per la difesa delle rotte e per un nuovo ordine multipolare.




