Il conto alla rovescia nello Stretto di Hormuz: l'Iran sfida Washington tra esercitazioni e designazioni incrociate

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, valuta opzioni militari che, stando a quanto riportato da fonti giornalistiche statunitensi, includerebbero scenari estremi, l’Iran non si limita a una difesa di posizione. Teheran ha infatti replicato alla decisione del Consiglio dell’Unione Europea, che lo scorso giovedì ha formalmente inserito il Corpo d’élite dei Guardiani della Rivoluzione (i Pasdaran) nella lista delle organizzazioni terroristiche, con una mossa dal forte valore simbolico e giuridico. Il ministero degli Esteri iraniano, attraverso una dichiarazione ufficiale diffusa sabato, ha annunciato la designazione delle forze aeree e marine di tutti gli Stati membri dell'UE come organizzazioni terroristiche -2. Una risposta, l’hanno definita a Teheran, a una decisione giudicata “illegale e ingiustificata” e in palese contraddizione, secondo la diplomazia persiana, con i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite -2. Questo scambio di accuse, di fatto, istituzionalizza un confronto che si gioca ormai su piani paralleli: quello del diritto internazionale e quello, assai più concreto e minaccioso, del dispiegamento di forze sul campo.

Proprio in queste ore, la regione del Golfo è teatro di una massiccia dimostrazione di potenza marittima da parte di Teheran. Le forze navali dei Pasdaran hanno condotto un’esercitazione su larga scala, significativamente battezzata “Controllo intelligente dello Stretto di Hormuz”, nel corso della quale è stato testato con successo il nuovo missile navale a lungo raggio Sayyad-3 -1-8. L’ordigno, lanciato dalla nave da guerra Shahid Sayyad Shirazi, è stato presentato dai media locali come uno strumento in grado di rafforzare la capacità di difesa aerea delle unità di superficie, in un’area – lo Stretto di Hormuz – che rappresenta una delle principali arterie per il traffico energetico globale, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale -8. L’esercitazione, che ha visto la chiusura temporanea di parti dello Stretto, è stata accompagnata da dichiarazioni bellicose e immagini diffuse per mostrare la determinazione iraniana, in un momento in cui la pressione psicologica è importante quanto quella militare.

L’asse Mosca-Teheran e il riposizionamento delle forze statunitensi

A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé teso, si inserisce la dimensione internazionale del confronto. Giovedì scorso, Iran e Russia hanno avviato un’esercitazione navale congiunta nel Golfo di Oman e nell’Oceano Indiano settentrionale -3-10. Un’operazione, questa, che vede coinvolte unità della marina iraniana e dei Pasdaran insieme alla corvetta russa Stoikiy, e che è stata ufficialmente motivata con l’esigenza di migliorare la sicurezza marittima e proteggere il traffico commerciale e le petroliere -3. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, la scelta di condurre manovre coordinate con Mosca in un’area pattugliata dalla Quinta Flotta statunitense, di base in Bahrein, rappresenta un chiaro messaggio politico a Washington. Un messaggio che arriva in un contesto in cui, secondo quanto riportato dal New York Times e ripreso da testate regionali, gli Stati Uniti hanno prudentemente ridotto la loro esposizione, evacuando centinaia di militari dalle basi in Qatar e Bahrein per timore di possibili rappresaglie in caso di conflitto -7.

Parallelamente alla pressione militare, si muovono i tentativi diplomatici, seppur in un clima di sfiducia reciproca. Le parti, dopo gli ultimi colloqui tenutisi a Ginevra, sembrano ancora distanti. Da un lato, l’amministrazione Trump, pur ribadendo ufficialmente la linea della “zero enrichment” sul suolo iraniano, starebbe valutando, secondo quanto rivelato da funzionari statunitensi ad Axios, la possibilità di accettare una proposta che preveda un arricchimento dell’uranio puramente “simbolico” o “token”, a patto che offra garanzie dettagliate e verificabili sulla natura esclusivamente civile del programma -4. Dall’altro lato, Teheran, attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, ha fatto sapere di stare finalizzando una proposta che includa impegni politici e misure tecniche, ma la diffidenza rimane alta. La finestra per una soluzione negoziata, mentre i missili solcano il cielo dello Stretto di Hormuz e gli eserciti si schierano, sembra ridursi di ora in ora.

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