Ginevra meglio di Muscat, ma Khamenei minaccia: «Affonderemo le navi Usa»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il secondo round dei negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran, svoltosi ieri a Ginevra presso la residenza dell’ambasciatore dell’Oman, si è chiuso con un cauto ottimismo da parte di Teheran e con la definizione di una serie di “principi guida” che fungeranno da base per la bozza di un futuro accordo, un esito che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito più costruttivo rispetto al precedente incontro tenutosi a Muscat. Le delegazioni, con Araghchi a guidare quella iraniana e l’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, insieme a Jared Kushner, genero del presidente, a rappresentare Washington, hanno lavorato per ore con la mediazione del sultanoato, riuscendo a trovare un’intesa preliminare che dovrà ora essere condivisa con i rispettivi leader prima di un terzo round, previsto tra circa due settimane, quando le parti torneranno al tavolo con testi più dettagliati da discutere -1-8. La soddisfazione espressa da Araghchi, il quale ha parlato di “una nuova finestra di opportunità” apertasi dopo i colloqui dinanzi alla Conferenza sul disarmo dell’Onu, è stata tuttavia immediatamente controbilanciata dalle parole del vicepresidente americano J.D. Vance, che ha tenuto a ribadire come Teheran non abbia ancora pienamente riconosciuto le “linee rosse” fissate dall’amministrazione Trump, lasciando intendere che il percorso verso un’intesa definitiva sia ancora irto di ostacoli e che tutte le opzioni, inclusa quella militare, restino sul tavolo -4-9.

Una massiccia armata americana nel Golfo mentre i pasdaran chiudono Hormuz

Proprio mentre i diplomatici lavoravano a Ginevra, lo scenario militare nella regione del Golfo Persico si faceva sempre più teso, con una dimostrazione di forza senza precedenti da ambo le parti che ha di fatto accompagnato i negoziati come un monito costante. Negli stessi minuti in cui si discuteva di principi guida, decine di cacciabombardieri stealth F-35A Lightning II, diciotto per la precisione decollati dalla base britannica di Lakenheath, solcavano i cieli diretti verso le basi americane in Medio Oriente, andando a rinforzare una “armada” navale che già vedeva schierata la portaerei Abraham Lincoln con il suo gruppo di battaglia nelle acque antistanti la costa iraniana -2-6. A questa imponente concentrazione di potenza aerea e navale, che include anche la più grande portaerei del mondo, la USS Gerald Ford, fatta spostare frettolosamente dal Venezuela per raggiungere il teatro mediorientale, si è aggiunta la risposta immediata e provocatoria dei pasdaran, i quali hanno dato il via a un’esercitazione militare denominata “Controllo intelligente dello Stretto di Hormuz” che ha comportato la chiusura temporanea di parte di quella fondamentale via d’acqua attraverso cui transita una quota significativa del commercio petrolifero globale -4-10.

L’avvertimento del leader supremo: «Una nave da guerra si può affondare»

La tensione, già altissima per la presenza di due portaerei americane a distanza di poche migliaia di chilometri l’una dall’altra e per i continui sorvoli di droni e aerei spia, è stata ulteriormente alimentata dalle dichiarazioni del leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, il quale ha utilizzato il suo account sulla piattaforma X, seguito da milioni di utenti, per lanciare una minaccia chiara e diretta alle forze navali statunitensi. Rispondendo di fatto alla retorica della “pace attraverso la forza” trumpiana e alla spiegazione di forza militare in atto, Khamenei ha affermato che, sebbene una nave da guerra rappresenti senz’altro uno strumento militare pericoloso, ancor più pericolosa è quell’arma – di cui l’Iran dispone – capace di mandarla a fondo, un monito esplicito a non testare la determinazione della Repubblica islamica e a non oltrepassare quelle che vengono considerate le proprie linee rosse -3-5. Questo avvertimento, che fa eco ad analoghe dichiarazioni del passato ma che in questo contesto di negoziati in corso assume un peso specifico maggiore, è stato accompagnato dalla costante reiterazione, da parte di Teheran, del proprio diritto inalienabile a un programma nucleare civile e alla deterrenza rappresentata dai missili balistici, punti questi considerati non negoziabili nonostante le pressioni americane per un loro smantellamento o una loro drastica limitazione -2.

Description: Colloqui a Ginevra tra Usa e Iran: trovati principi guida, ma Khamenei minaccia di affondare le navi americane. Tensione militare nel Golfo con esercitazioni e chiusura di Hormuz.

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