Trump e la Nato, tra promesse di difesa e riduzione degli aiuti
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Redazione Esteri
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Le dichiarazioni di Donald Trump, il quale ha assicurato che gli Stati Uniti difenderanno Polonia e Paesi baltici da un’eventuale aggressione russa, stridono palesemente con le indiscrezioni che giungono dal Pentagono. Fonti vicine all’amministrazione, infatti, lasciano trapelare una progressiva sospensione delle consegne di armamenti all’Europa, un movimento che rientrerebbe nella più ampia agenda “America First”. Una contraddizione, questa, che non sfugge agli analisti più attenti e che getta un’ombra di incertezza sulla solidità del patto atlantico in una fase già di per sé estremamente delicata. Ben Hodges, ex comandante delle forze statunitensi in Europa e oggi consigliere per la Nato, ammette senza giri di parole la difficoltà di interpretare la strategia della Casa Bianca: “Non lo sa nessuno, nemmeno i suoi alleati”.
Mentre la guerra in Ucraina, al suo 1.306esimo giorno, continua a mietere vittime – con la propaganda russa che parla di migliaia di caduti ucraini nei combattimenti nel Donetsk –, la tensione psicologica si propaga ben oltre i confini del teatro bellico. L’ultimo episodio di una lunga serie, che ha visto droni cadere in Polonia e Romania e caccia russi violare lo spazio aereo estone, è stato l’intercettamento di un aereo da ricognizione russo senza piano di volo e senza contatto radio sopra il Mar Baltico. Un evento al quale hanno dovuto far fronte, in sequenza, l’aviazione tedesca con due Eurofighter e, successivamente, quella svedese. Incidenti che, sebbene per ora rientrati senza conseguenze, accendono i riflettori sulla fragilità di un confine sempre più caldo e sulla possibilità che un singolo errore possa innescare un’escalation incontrollabile.
La promessa di protezione avanzata da Trump, fatta prima di recarsi alla commemorazione funebre di Charlie Kirk, appare dunque in netto cortocircuito con le azioni concrete. Se da un lato il presidente americano rassicura verbalmente gli alleati più esposti, dall’altro le mosse del suo apparato militare sembrano andare in direzione opposta, riducendo proprio quei supporti – a partire dalle armi necessarie alla difesa dei Paesi baltici – che sarebbero cruciali in caso di crisi. Una doppiezza che costringe l’Europa a porsi domande cruciali sulla propria autonomia strategica, come sottolinea Hodges, il quale invita a “progettare una Nato senza più il sostegno americano”, un’idea che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata eretica e che oggi diventa un’ipotesi di lavoro concreta.




