Il nuovo giallo sull’ora del delitto di Garlasco: Chiara Poggi uccisa mezz’ora dopo la colazione
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Redazione Interno
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È un’indiscrezione, filtrata con il consueto schema delle fughe di notizie dal Tg1, a riaprire i termini di un caso che sembrava ormai archiviato nelle aule di giustizia con la condanna definitiva di Alberto Stasi. La vicenda di Chiara Poggi, la giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, torna a essere scossa da un elemento che, qualora venisse suffragato da riscontri probatori inoppugnabili, costringerebbe gli investigatori – e forse gli stessi giudici – a riscrivere la dinamica di quell’omicidio. Secondo quanto si apprende dalla consulenza depositata in procura dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, la morte non sarebbe sopraggiunta nell’immediatezza della colazione, bensì almeno mezz’ora dopo il termine di quel pasto. Una circostanza, questa, apparentemente tecnica, che sposta l’asse temporale dell’intera vicenda.
La nuova finestra temporale e il crollo di un alibi
Il cuore della nuova indiscrezione risiede proprio in questo lasso di tempo, quei trenta minuti che allungano il filo della vita della vittima oltre il momento in cui, secondo le ricostruzioni processuali precedenti, l’aggressione sarebbe già avvenuta. Se la perizia della professoressa Cattaneo, la cui autorevolezza in materia di analisi forense è riconosciuta, stabilisce con un margine di certezza che Chiara Poggi consumò la colazione e visse per un’altra mezz’ora, l’intera impalcatura accusatoria che ha portato alla condanna di Stasi potrebbe vacillare. Questo perché l’ora del delitto, slittando in avanti, si sposterebbe in una fascia oraria nella quale la presenza di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva per l’omicidio, non sarebbe più compatibile con la sua ricostruzione degli spostamenti. In altre parole, se il decesso è avvenuto più tardi rispetto a quanto ipotizzato nelle fasi iniziali dell’inchiesta, l’alibi dell’allora fidanzato, che i giudici avevano ritenuto inconsistente, potrebbe invece trovare una concreta – e questa volta determinante – linea difensiva.
I segni di una lunga colluttazione
Ma non è solo l’orario a essere messo in discussione dalla consulenza depositata. L’analisi della dottoressa Cattaneo, secondo le indiscrezioni raccolte, dipingerebbe un quadro dell’omicidio radicalmente diverso da quello che aveva convinto le giurie popolari e i giudici di merito. Chiara Poggi, stando a queste nuove osservazioni, non sarebbe stata sopraffatta con un colpo fulmineo e inaspettato. Al contrario, sul suo sarebbero emersi segni inequivocabili di una violenta colluttazione: la giovane avrebbe lottato a lungo con il suo aggressore, cercando di difendersi con tutte le forze. Sotto le unghie, un dettaglio che in casi come questi assume un valore quasi ossessivo per gli inquirenti, potrebbero celarsi tracce di Dna dell’assassino, frammenti di una battaglia corpo a corpo combattuta in quello che doveva essere il salotto di casa sua. Si tratta di una circostanza che, se confermata, cambierebbe radicalmente la natura stessa dell’aggressione, trasformandola da un atto fulmineo e quasi chirurgico – come ipotizzato in passato – in un episodio di violenza prolungata, caratterizzato da una resistenza disperata da parte della vittima.
La consulenza che riscrive la dinamica
Il documento firmato dall’anatomopatologa, che in questi giorni sta circolando tra gli addetti ai lavori prima ancora di essere ufficialmente vagliato in un’eventuale nuova fase processuale, sembra quindi muoversi su due direttrici parallele e convergenti. Da un lato, ridisegna i contorni della modalità dell’omicidio, sottolineando la lunga colluttazione e l’uso di un oggetto contundente – probabilmente un martello, lo stesso che da anni costituisce il fantasma materiale di questa storia – inferto in un contesto di lotta. Dall’altro lato, e forse questo è l’aspetto più dirompente, fissa un nuovo limite temporale: la morte non sarebbe avvenuta subito dopo la colazione, ma almeno mezz’ora più tardi. Una differenza che, agli occhi della tecnica forense, equivale a un abisso. Significa ribaltare la cronologia degli eventi così come era stata cristallizzata nelle sentenze precedenti, dove la ricostruzione puntava a un’azione rapida compiuta in un arco temporale ristretto.
Un’ombra lunga tredici anni
Queste nuove indiscrezioni, filtrate con la consueta cautela ma anche con l’inevitabile effetto mediatico che un caso del genere suscita, gettano un’ombra ancora più lunga su una vicenda giudiziaria tra le più tormentate degli ultimi decenni. La consulenza della professoressa Cattaneo, che pure non costituisce di per sé un atto d’accusa né tantomeno una sentenza di assoluzione, introduce un elemento di discontinuità scientifica che potrebbe aprire scenari impensabili solo fino a qualche mese fa. Gli inquirenti, depositari di questi nuovi elementi, si troveranno ora a dover gestire un materiale che non solo mette in discussione la solidità della ricostruzione storica del delitto, ma che offre potenzialmente all’uomo condannato per quel crimine – che ha sempre proclamato la propria estraneità – un argomento tecnico di straordinaria rilevanza. Il nodo, adesso, è tutto racchiuso nella verifica di questi dati: se la finestra temporale si allarga e se la colluttazione è stata effettivamente lunga e violenta, allora molte delle certezze sulle quali si è retta per anni l’impalcatura accusatoria rischiano di crollare come un castello di carte.




