Hiroshima, ottant’anni dopo: la lezione di Frank von Hippel sul pericolo nucleare
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Redazione Interno
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Frank von Hippel, professore emerito a Princeton ed ex consigliere scientifico di Bill Clinton, porta con sé un retaggio familiare che lo lega indissolubilmente alla storia dell’era atomica. Suo nonno, James Franck – Nobel per la fisica nel 1925 e rifugiato negli Stati Uniti dopo aver abbandonato la Germania nazista – fu tra coloro che, nel giugno del ’45, tentarono invano di opporsi all’uso militare della bomba. Quel documento, noto come Franck Report, suggeriva una dimostrazione in un’area disabitata, davanti a osservatori internazionali, anziché il bombardamento di città giapponesi. Una proposta ignorata, come dimostrarono i tragici eventi di Hiroshima e Nagasaki.
Quella del 6 agosto 1945 non fu, in realtà, la prima esplosione nucleare della storia. Il test Trinity, condotto tre settimane prima nel deserto del Nuovo Messico, rimane spesso ai margini della memoria collettiva, eclissato dall’impatto umano delle due città giapponesi. Eppure, anche quel esperimento lasciò strascichi: le popolazioni locali, esposte alle ricadute radioattive, pagarono un prezzo silenzioso.
Oggi, mentre il Giappone – con il premier Shigeru Ishiba – ribadisce il suo ruolo di custode della memoria, il mondo sembra oscillare tra commemorazione e inquietudine. Le tensioni tra Washington e Mosca, con arsenali ancora capaci di distruggere interi continenti, riaccendono ombre che molti credevano confinate al XX secolo. Trump, tornato alla Casa Bianca, eredita un quadro in cui la diplomazia nucleare è più fragile che mai.




