Morte Luca Esposito, domani udienza di convalida del fermo del killer

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È attesa per la giornata di domani, 27 luglio, nel carcere di Salerno, l'udienza di convalida del fermo di Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino che ha confessato di aver ucciso e bruciato il giornalista salernitano Luigi "Luca" Esposito, lo scorso 19 luglio in un terreno agricolo in località Cioffi a Eboli.

L'udienza rappresenta il primo passaggio formale dinanzi al giudice per le indagini preliminari dopo il fermo eseguito nella notte tra venerdì e sabato scorsi, quando i carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, con il supporto del Reparto indagini tecniche del ROS e dello Squadrone Cacciatori di Puglia, hanno individuato il presunto assassino nascosto in un casolare abbandonato nelle campagne ebolitane, a poca distanza dal luogo del delitto.

L'uomo, che aveva tentato di barricarsi ma si è poi arreso, aveva con sé il telefono cellulare della vittima e una carta di pagamento elettronica, elementi che, insieme a un'impronta digitale rilevata sul portabagagli dell'auto del giornalista e ai tabulati telefonici, hanno consentito di stringere il cerchio attorno a lui.

Un incontro programmato e una lite fatale

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Salerno, guidata da Raffaele Cantone, l'incontro tra Esposito e Rahmouni non fu affatto casuale. I due si conoscevano da fine giugno e, dopo una serie di contatti telefonici che si erano intensificati nella serata del 18 luglio e nelle prime ore del 19 luglio, si sarebbero dati appuntamento il giorno del delitto. La vittima, che si era recata sul posto a bordo della propria auto, non aveva motivo di percepire il pericolo.

Il 26enne, giunto invece in bicicletta, sarebbe salito sull'auto di Esposito per raggiungere insieme a lui il luogo isolato dove poi si è consumato l'omicidio, una circostanza confermata anche dalle celle telefoniche che si sono agganciate nella stessa area e dalle immagini di alcune telecamere di videosorveglianza presenti in zona. Al culmine di una violenta lite, il giovane avrebbe colpito ripetutamente il giornalista, provocandogli diverse fratture, per poi soffocarlo.

L'elemento più agghiacciante della ricostruzione, tuttavia, è che Esposito, seppur in agonia a causa dei colpi subiti, fosse ancora vivo quando il suo corpo è stato dato alle fiamme con materiale plastico, una coperta e sterpaglie.

Il profilo del fermato e la doppia vita della vittima

Ridha Rahmouni, incensurato, era un cittadino tunisino irregolare sul territorio nazionale. Era stato sottoposto a rilievo segnaletico il 13 agosto 2023 presso il centro di permanenza temporanea di Lampedusa e, il 13 dicembre 2024, la Questura di Salerno gli aveva negato il permesso di soggiorno, rendendolo destinatario di un obbligo di rimpatrio che però non era mai stato eseguito. Noto anche con l'alias "Amed Jamal", risultava avere una precedente denuncia per occupazione abusiva di un'abitazione ad Altavilla Silentina, sempre nel Salernitano.

Parallelamente all'identificazione del presunto assassino, le indagini hanno fatto luce sulla complessa e contraddittoria vita di Luigi Esposito. Il giornalista, che tutti conoscevano come Luca, conduceva un'esistenza parallela fatta di menzogne: raccontava di lavorare come dirigente per l'Arpac, di essere iscritto all'Ordine dei Biologi e di avere una moglie farmacista di nome Simona, circostanze tutte smentite. La fede nuziale che portava al dito era in realtà di un genitore defunto, e la sua vita privata era un tabù che nemmeno le sorelle conoscevano davvero.

Un collega e collaboratore, Gaetano Ferraiuolo, lo ha descritto come una persona molto guardinga e riservata, e ha sottolineato come il fatto che l'assassino abbia potuto lasciare un'impronta sulla sua auto confermi che tra i due vi fosse un rapporto di fiducia.

Le dichiarazioni del killer e le reazioni

Nel corso dell'interrogatorio, Rahmouni ha fornito una propria versione dei fatti, che dovrà essere attentamente vagliata dagli inquirenti. Secondo quanto riportato, il 26enne avrebbe raccontato di essersi sentito importunato da pressioni e avances di natura sessuale da parte del giornalista, sostenendo che la lite sarebbe degenerata per questo motivo. Al momento, però, la Procura mantiene il massimo riserbo sul movente, parlano genericamente di "motivi privati" e non hanno confermato ufficialmente questa ricostruzione.

L'arresto del giovane tunisino ha suscitato la reazione del vicepremier Matteo Salvini, che su X ha ringraziato le forze dell'ordine per la cattura e ha scritto: "Adesso che vada in carcere al suo Paese, non qui a spese degli italiani". Intanto, l'Arcigay di Salerno ha espresso preoccupazione per le speculazioni sulla presunta vita privata della vittima, chiedendo di evitare un processo mediatico e di non alimentare stereotipi e pregiudizi.

Le sorelle di Luca Esposito, Ida e Francesca, attraverso il loro legale, hanno scelto di raccogliersi in un religioso silenzio, in attesa che la giustizia faccia il suo corso.

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