L’assedio di Trump a Cuba e il possibile ruolo delle petroliere russe
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Redazione Esteri
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Il 29 gennaio il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato un ordine esecutivo che dichiara lo “stato di emergenza nazionale” per quella che viene definita la “minaccia insolita e straordinaria” rappresentata da Cuba per la sicurezza nazionale americana e per l’intera regione -1. La mossa, che si inserisce in un crescendo di tensioni iniziate con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, accusa il governo comunista dell’Avana di aver stretto un’alleanza con “numerosi paesi ostili”, di ospitare sul proprio suolo membri di “gruppi terroristici transnazionali” come Hamas e Hezbollah e, fatto forse ancor più grave agli occhi dell’amministrazione, di permettere il dispiegamento di “sofisticate capacità militari e di intelligence” da parte di Russia e Cina -10. Questo provvedimento non è che l’ultimo atto di una strategia volta a stringere ulteriormente la morsa economica attorno all’isola, con l’obiettivo dichiarato di soffocare le sue fonti di approvvigionamento energetico.
Il blocco energetico e la risposta del Messico
La nuova stretta di Trump si concentra in particolare sul petrolio, vero e proprio tallone d’Achille dell’economia cubana. L’ordine esecutivo minaccia di imporre dazi aggiuntivi sui beni provenienti da quei paesi che continueranno a vendere o fornire greggio all’Avana, un avvertimento chiaro rivolto soprattutto ai partner storici dell’isola -1. In questo clima di pressione massima, il Messico ha però scelto una strada diversa. La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, ha confermato l’invio di aiuti umanitari e, fatto più rilevante, la vendita di carburante a Cuba, sottolineando come si tratti di operazioni commerciali trasparenti e di un atto di solidarietà dovuto -2. Nei giorni scorsi, due navi della marina militare messicana sono sbarcate nel porto dell’Avana con 814 tonnellate di generi alimentari e altri prodotti, un gesto che la stessa Sheinbaum aveva preannunciato e che vuole ribadire l’autonomia del Messico nelle sue relazioni internazionali, nonostante le pressioni provenienti da Washington -10.
Una crisi energetica senza precedenti
Nel frattempo, la situazione per i cubani si fa di giorno in giorno più drammatica. Quella che una volta era un’eccezione, all’Avana e nel resto dell’isola è diventata la regola: le interruzioni di corrente si susseguono senza sosta, gli ascensori nei palazzi restano fermi e il ronzio dei generatori di emergenza è l’unica colonna sonora davanti agli ospedali. Nei mercati scarseggiano i prodotti di base e le code si allungano interminabili sotto il sole caraibico -10. Già a settembre, un collasso della rete elettrica nazionale aveva gettato nell’oscurità i 9,7 milioni di abitanti dell’isola, il quarto blackout totale in meno di un anno, con molti residenti costretti a sopportare tagli alla corrente di sedici ore o più al giorno -3. Le obsolete centrali termoelettriche, alcune delle quali con oltre quarant’anni di attività sulle spalle, faticano a tenere il passo e necessitano di una manutenzione costante che l’embargo, come denunciato dalle autorità, rende proibitiva a causa dell’impossibilità di acquistare componenti e tecnologie dai mercati occidentali -5-7.
L’ombra lunga delle petroliere russe
È in questo scenario di assedio che si inserisce il possibile ruolo della Russia. Con il blocco effettivo delle forniture dal Venezuela, aggravato dalle recenti azioni militari statunitensi che hanno portato alla cattura di Nicolás Maduro e al fermo di diverse petroliere, Mosca si profila come l’ultima ancora per il regime dell’Avana -4. Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha già ribadito la “ferma volontà” di continuare a fornire a Cuba “il necessario appoggio politico e materiale”, in una conversazione telefonica con il collega cubano Bruno Rodríguez -10. E il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito le “tattiche di soffocamento criminale” impiegate dagli Stati Uniti come causa di serie difficoltà per l’isola, assicurando che si stanno valutando tutti i modi per fornire assistenza -10. La domanda, a questo punto, è se le petroliere battenti bandiera russa riusciranno a forzare il blocco imposto da Trump, approfittando della determinazione mostrata da Città del Messico, e a garantire quella quantità di greggio necessaria non solo a tenere accese le luci, ma a scongiurare il collasso totale di un sistema già in ginocchio.




