La nuova stretta di Trump su Cuba: dazi sul petrolio e l’allarme per le riserve dell'isola
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Redazione Esteri
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che, dichiarando lo stato di emergenza nazionale, istituisce una procedura per imporre dazi doganali sui beni provenienti da quei Paesi che riforniscono di petrolio Cuba. Una mossa, questa, giustificata dalla Casa Bianca con l’argomentazione che l’Avana “ospita apertamente pericolosi avversari degli Stati Uniti”, ai quali avrebbe invitato a installare “sofisticate capacità militari e di intelligence” che minaccerebbero direttamente la sicurezza nazionale. La reazione cubana non si è fatta attendere, attraverso le parole del ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, il quale ha definito il provvedimento “un atto di brutale aggressione” contro una nazione già sottoposta, a suo dire, a un blocco economico “lungo e crudele”.
Il countdown energetico e il razionamento già in atto
Mentre la retorica diplomatica si infiamma, a L’Avana il conto alla rovescia assume contorni concreti e preoccupanti. Stime di società internazionali di monitoraggio del mercato energetico indicano infatti che l’isola dispone di scorte di petrolio sufficienti per un periodo compreso tra i quindici e i venti giorni, calcolati sui livelli attuali di consumo. Si tratta di una proiezione che, se confermata dalla sospensione degli approvvigionamenti esteri, rischierebbe di trascinare il Paese in una delle fasi più critiche della sua storia recente. Del resto, alcuni segnali della crisi sono già palesi: in molte zone i blackout elettrici sono ormai un fenomeno quasi quotidiano, mentre le code interminabili ai distributori di carburante sono diventate una triste normalità, con ripercussioni immediate sulla mobilità collettiva e sui servizi essenziali.
Le origini della crisi e il collo di bottiglia degli approvvigionamenti
La vulnerabilità energetica di Cuba, che alcuni portali indipendenti descrivono come prossima al collasso, non è un evento improvviso ma l’esito di un progressivo restringimento delle sue fonti di approvvigionamento. La combinazione tra la sospensione degli invii regolari dal Venezuela, tradizionale alleato, e un contemporaneo rallentamento degli aiuti provenienti dal Messico ha creato un collo di bottiglia difficile da superare, soprattutto in uno scenario internazionale dove la minaccia di dazi americani potrebbe dissuadere nuovi partner. In assenza di consegne, dunque, il razionamento – già praticato – rischia di diventare ancora più drastico, con effetti a catena su un’economia e una società già fortemente provate.
Una partita geopolitica dagli sviluppi incerti
L’ordine esecutivo firmato da Trump rappresenta dunque un’ulteriore escalation in una partita geopolitica che si gioca da decenni, introducendo però un elemento inedito di pressione economica indiretta. Minacciando dazi sui paesi terzi fornitori, la misura punta infatti a isolare Cuba strangolandone letteralmente le risorse energetiche, in un momento in cui queste scarseggiano già per ragioni strutturali. Se da un lato l’Avana denuncia una “brutale aggressione” destinata a condurre la popolazione verso “condizioni di vita estreme”, dall’altro la Casa Bianca ribadisce la sua determinazione nel contrastare quelle che considera minacce alla sicurezza nazionale, ospitate proprio a poche miglia dalle sue coste.




