Genova, anziana uccisa a coltellate a Molassana: il figlio non ricorda e veglia il cadavere
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Redazione Interno
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L’ha trovata così, il fratello maggiore, stesa sul pavimento di quella casa all’ultimo piano di via San Felice dove erano cresciuti entrambi, lui e quel fratello più piccolo che invece alla madre, Mariuccia, non si era mai staccato di dosso. Un silenzio di giorni, il telefono che squillava a vuoto, e poi quella sensazione di inquietudine che deve essersi fatta strada fino a spingerlo, il figlio di 62 anni, a varcare la soglia dell’appartamento nel quartiere genovese di Molassana. Dentro, domenica pomeriggio, la scena che gli agenti della squadra mobile si sono trovati davanti una volta arrivati su sua richiesta era di quelle che non si dimenticano: il Corpo senza vita di Maria Marchetti, per tutti Mariuccia, 86 anni, giaceva in una pozza di sangue, colpita da una decina di coltellate inferte con una violenza inaudita, e lì, in un’altra stanza o forse proprio accanto a lei – le ricostruzioni in queste ore sono ancora frammentarie – c’era Fabio Fibrini, il figlio di 52 anni che con la vittima conviveva. Aveva i vestiti ancora sporchi di sangue, addosso, e lo sguardo perso di chi non sembra rendersi conto di ciò che è successo.
Portato immediatamente in questura e sottoposto a un lungo interrogatorio condotto dal pubblico ministero Luca Scorza Azzarà, l’uomo, assistito dagli avvocati Roberta Barbanera e Giorgio Zunino, ha opposto ai magistrati un muro fatto di amnesia e di confusione. Un mal di testa insistente, raccontava, e un vuoto mentale che gli impediva di ricordare qualsiasi cosa fosse accaduta nelle ore, o forse nei giorni, precedenti a quel ritrovamento. Un vuoto che stride con la macabra scoperta fatta nell’abitazione: un coltello, sporco di sangue, sequestrato dalla scientifica, e i telefoni, sia della vittima che dell’indagato, finiti sotto sequestro per cercare tracce di conversazioni o messaggi che possano aiutare a ricostruire la dinamica. Perché se è vero che il pm ha parlato di una lite degenerata, forse per motivi futili, è altrettanto vero che il quadro che emerge è quello di una fragilità profonda, di quelle che i vicini di casa conoscevano bene.
Il figlio seguito dai servizi di salute mentale e i precedenti episodi di isolamento
Non era un mistero per nessuno, nel piccolo comprensorio di via San Felice, che Fabio Fibrini fosse un uomo problematico. Qualcuno lo descrive come una persona taciturna, altri ricordano interventi passati delle forze dell’ordine in quella stessa palazzina, quando il 52enne, in preda a chissà quali crisi, si era barricato in casa rifiutandosi di aprire la porta. Un atteggiamento, quello di chi si chiude al mondo, che getta una luce sinistra su quanto potrebbe essere accaduto in questi ultimi giorni. Da quanto si apprende, l’uomo era già in carico ai servizi di salute mentale della Asl3, un dettaglio emerso nel corso delle indagini e che il magistrato ha subito messo a verbale parlando di “certi problemi di carattere psichico”. Una condizione che, unita alla testimonianza del fratello maggiore – il quale, allarmato dal silenzio che durava da tempo, aveva deciso di fare il controllo – lascia intendere che il delitto potrebbe risalire a parecchie ore, se non addirittura a un paio di giorni, prima della scoperta del cadavere. La procura, in effetti, ha già disposto gli accertamenti del medico legale per stabilire con esattezza l’ora del decesso e, nel frattempo, ha convalidato l’arresto per omicidio aggravato dal legame di parentela.
La perizia psichiatrica e l’arma del delitto al centro degli accertamenti
Ora la palla passa agli esperti. Il pubblico ministero Scorza Azzarà, che ha coordinato i rilievi sul posto fin dal primo pomeriggio di domenica, non ha escluso che per Fibrini venga disposta una perizia psichiatrica approfondita. Una necessità, questa, dettata non solo dalla storia clinica dell’indagato ma anche dalla sua stessa reazione, o meglio dalla mancanza di essa, di fronte all’evidenza del sangue e della morte. Trovarlo in quello stato confusionale, con gli abiti intrisi e la mente che non restituisce immagini né ricordi, pone più di un interrogativo sulla sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. Intanto, la scientifica sta analizzando il coltello sequestrato, un’arma da cucino qualunque, probabilmente quella usata per infierire sul della donna, e incrociando i dati dei telefoni cellulari per capire se ci siano state comunicazioni, o se il silenzio che ha preoccupato il fratello fosse già l’anticamera di quel dramma consumato tra le mura domestiche.
La scoperta del e le indagini sulla tempista dell’omicidio
La dinamica, per quanto raccapricciante, appare agli inquirenti comunque lineare nell’immediatezza della scoperta. Il figlio maggiore, non riuscendo a mettersi in contatto con la madre e con il fratello da alcuni giorni, ha raggiunto l’appartamento e, una volta entrato, ha visto la donna a terra. Una scena che gli ha fatto immediatamente comporre il numero del 112. Sul posto, in via San Felice, sono accorse le volanti della polizia, i carabinieri e il pm, che hanno trovato il 52enne in casa. La furia con cui è stato colpita la vittima, colpita più volte in diverse parti del, lascia pochi dubbi sulla volontà omicida, ma saranno i rilievi del medico legale a stabilire se l’anziana sia morta sul colpo o abbia agonizzato per qualche istante. Ciò che è certo, al momento, è che Fibrini si trova in stato di fermo in attesa dell’udienza di convalida, accusato di aver ucciso sua madre, quella Mariuccia che per tutti nel quartiere era solo una donna gentile e senza storie.




