L'omicidio di Molassana, Maria Marchetti forse uccisa già sabato: il figlio fermato con i vestiti sporchi di sangue

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il delitto di via San Felice, nel quartiere genovese di Molassana, potrebbe essere avvenuto con un significativo anticipo rispetto al momento del ritrovamento del Corpo, avvenuto nel pomeriggio di domenica 8 marzo. Le prime risultanze dei rilievi del medico legale, in attesa dell'autopsia che sola potrà fornire dati certi, spingerebbero gli inquirenti a collocare la morte di Maria Marchetti, l'86enne conosciuta da tutti come Mariuccia, in una finestra temporale che va dalle dodici alle ventiquattro ore prima che il figlio maggiore ne scoprisse il cadavere. A supportare questa ipotesi, che rende la vicenda ancora più tetra, concorrono elementi di natura testimoniale e logistica: una vicina di casa, amica di lunga data della vittima, ha raccontato agli investigatori di aver tentato invano di contattare Mariuccia per tutto il pomeriggio di sabato 7 marzo. La donna, come sua abitudine, doveva accompagnare l'amica a trovare il marito, ricoverato in una residenza sanitaria assistenziale, e quel silenzio prolungato, unito alla mancata risposta al telefono, rappresenta oggi un indizio cruciale per retrodatare il delitto.

I particolari agghiaccianti della scoperta e la quiete dopo la furia

L'allarme è scattato solo quando il figlio maggiore della donna, un uomo di 62 anni, non riuscendo a mettersi in contatto con la madre e non ricevendo notizie nemmeno dal fratello minore, ha deciso di recarsi personalmente nell'appartamento al civico 39. Varcata la soglia, lo scenario che gli si è parato davanti era di quelli che difficilmente si dimenticano: il senza vita della madre giaceva in una pozza di sangue, mentre il fratello, Fabio Fibrini di 52 anni, era seduto in un'altra stanza, immobile e in uno stato di evidente shock confusionale, con gli abiti ancora intrisi del sangue della vittima. Un dettaglio, questo, che lascia intendere come l’uomo non abbia tentato di fuggire, né di alterare la scena del crimine o di ripulirsi, rimanendo invece a convivere con il corpo per un lasso di tempo che le indagini dovranno stabilire con precisione. La scientifica ha rinvenuto tracce ematiche non solo nella stanza in cui è stato trovato il cadavere, ma anche lungo il corridoio dell'abitazione, e la donna, fatto saliente per la ricostruzione, indossava ancora il pigiama, dettaglio che farebbe propendere per un'aggressione avvenuta in ore serali o notturne.

La versione del figlio e i precedenti problemi psichici

Portato in questura e sottoposto a un lungo interrogatorio da parte del pubblico ministero Luca Scorza Azzarà, Fabio Fibrini, assistito dagli avvocati Roberta Barbanera e Giorgio Zunino, ha opposto ai inquirenti un muro fatto di amnesia e dolore fisico. L’uomo ha lamentato un forte mal di testa e ha dichiarato di avere un vuoto mentale, affermando di non ricordare assolutamente nulla di quanto accaduto e di essere stato a dormire. «Non ricordo, dormivo», sarebbe stata la sua giustificazione, una frase che, nella sua semplicità, getta una luce sinistra su un individuo che, stando a quanto emerso, sarebbe già noto ai servizi di salute mentale. Gli investigatori hanno appreso, anche attraverso le testimonianze dei vicini, che Fibrini è affetto da un disturbo bipolare ed è in cura presso un centro di igiene mentale. Una vicina ha inoltre riferito di un precedente allarmante risalente all'estate del 2025, quando l’uomo sarebbe stato sottoposto a un trattamento sanitario obbligatorio dopo aver minacciato di uccidere il padre con un coltello.

Il fermo e gli accertamenti tecnici in corso

Al termine delle formalità di rito, il pm Scorza Azzarà ha disposto il fermo di Fibrini con l'accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela, un provvedimento che ha portato l'uomo in carcere in attesa dell'udienza di convalida. Nel frattempo, la macchina investigativa procede serrata: la polizia scientifica ha sequestrato il coltello da cucina, ancora sporco di sangue, rinvenuto nell'appartamento, ritenuto la presunta arma del delitto, e ha posto sotto sequestro anche i telefoni cellulari della vittima e dell'indagato per analizzare contatti e traffico dati degli ultimi giorni. Sarà però l'autopsia, disposta dalla procura e affidata al medico legale, a dover rispondere ai due interrogativi fondamentali: stabilire con certezza l'orario del decesso, per confermare o smentire la tragica convivenza del figlio con il cadavere per un'intera giornata, e conteggiare il numero esatto dei fendenti che hanno straziato il di Mariuccia. Parallelamente, è già stata annunciata una perizia psichiatrica sull'indagato, volta ad accertare la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto, un accertamento che sarà cruciale per il prosieguo del procedimento giudiziario.

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