Genova, donna di 86 anni uccisa a coltellate nel quartiere di Molassana: fermato il figlio 52enne
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un omicidio domestico è consumato nel primo pomeriggio di oggi, domenica 8 marzo, all'interno di un appartamento al piano alto di una palazzina di via San Felice, una strada del quartiere genovese di Molassana, situato nella media Val Bisagno. La vittima è Maria Marchetti, per tutti conoscenti e amici “Mariuccia”, un'anziana signora di 86 anni, il cui Corpo senza vita è stato rinvenuto riverso sul pavimento della sua abitazione, presentando multiple e profonde ferite inferte con una lama, molto probabilmente un coltello da cucina. I primi accertamenti condotti dalla Squadra Mobile, giunta sul posto insieme agli agenti delle volanti e al personale della Polizia Scientifica, hanno permesso di concentrare l'attenzione investigativa sul figlio minore della donna, un uomo di 52 anni, il quale, stando a una prima sommaria ricostruzione, sarebbe affetto da note fragilità di natura psichiatrica e conviveva con la madre nell'alloggio teatro della tragedia.
L'allarme che ha fatto scattare i soccorsi e dato il via alle indagini è partito nel primo pomeriggio, intorno alle 15, quando il figlio maggiore della vittima, un uomo di 62 anni che risiede in un'altra abitazione, ha contattato il numero unico per le emergenze. Il figlio, preoccupato per l'assenza di notizie della madre e del fratello, che perdurava da alcuni giorni, si è recato personalmente nell'appartamento di via San Felice e, una volta entrato, si è trovato di fronte alla scena dell'omicidio. La scoperta del cadavere dell'anziana donna e la presenza del fratello minore all'interno della casa in uno stato di evidente shock e con gli indumenti macchiati di sangue hanno indotto l'uomo a richiedere l'immediato intervento delle forze dell'ordine, che sono giunte tempestivamente sul luogo del delitto per avviare i rilievi e mettere in sicurezza l'area, sotto il coordinamento del pubblico ministero di turno, Luca Scorza Azzarà.
Il fermo del figlio e i primi accertamenti della scientifica
All'arrivo degli investigatori, il cinquantaduenne è stato trovato ancora all'interno dell'appartamento, in uno stato di forte alterazione, e la presenza di evidenti tracce ematiche sui suoi vestiti ha reso inevitabile il suo accompagnamento negli uffici della Questura di Genova, dove attualmente si trova sottoposto a interrogatorio da parte degli inquirenti che cercano di far luce sulla dinamica dell'accaduto. Nel frattempo, gli specialisti della Polizia Scientifica hanno eseguito un accurato sopralluogo nell'abitazione della donna, situata all'ultimo piano di una palazzina residenziale, procedendo al sequestro di un coltello, rinvenuto anch'esso con tracce di sangue, che costituisce un elemento probatorio di primaria importanza per la ricostruzione della vicenda. Sul posto è intervenuto anche il medico legale, chiamato a compiere i primi rilievi sul dell'ottantaseienne e a fornire una prima valutazione utile a determinare con maggiore precisione l'orario del decesso, mentre gli agenti hanno acquisito eventuali testimonianze dei vicini di casa.
Vivevano insieme da tempo, decisive le parole del fratello
La ricostruzione dei fatti si basa in larga parte su quanto dichiarato dal figlio maggiore della vittima, il quale ha riferito agli investigatori di non avere notizie della madre e del fratello da qualche giorno e di essersi recato personalmente nell'appartamento dopo numerosi tentativi di contattarli andati a vuoto, preoccupazione che purtroppo si è rivelata fondata. I rapporti all'interno del nucleo familiare, con il figlio cinquantaduenne che viveva stabilmente con l'anziana madre, costituiscono ora un tassello centrale dell'inchiesta, così come la valutazione delle sue condizioni psichiche, sulle quali la Procura ha già disposto specifici accertamenti e perizie. Il lavoro degli inquirenti si concentra ora sull'esame dei dispositivi elettronici e sulla ricostruzione delle ultime ore trascorse all'interno di quell'appartamento di via San Felice, dove una lite degenerata sarebbe stata, secondo le prime ipotesi, alla base dell'aggressione mortale.




