Maria Marchetti uccisa a Molassana, fermato il figlio 52enne che viveva con lei

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il quartiere residenziale di Molassana, che si snoda lungo la sponda destra del torrente Bisagno, è stato scosso nel primo pomeriggio di oggi dal ritrovamento del Corpo senza vita di Maria Marchetti, un’anziana di 87 anni conosciuta da molti come "Mariuccia". Il decesso, avvenuto all’interno dell’abitazione che la donna occupava al civico 32 di via San Felice, presenta fin da subito i contorni inequivocabili di un omicidio: sul corpo della vittima, come hanno potuto constatare i sanitari del 118 e gli agenti della scientifica giunti sul posto, vi erano numerose ferite da arma da tagio, inferte con violenza in più parti del corpo. La dinamica precisa dell’aggressione, consumatasi probabilmente tra le mura domestiche, è ora al vaglio degli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal pubblico ministero di turno Luca Scorza Azzarà, presente sulla scena del crimine per dirigere i primi rilievi.

A lanciare l’allarme, intorno alle ore 15, era stato il figlio maggiore della vittima, un uomo di 62 anni che non risiedeva con lei. Da alcuni giorni, come ha riferito agli agenti, i suoi tentativi di contattare la madre erano rimasti vani: al telefono non rispondeva nessuno, e questo silenzio prolungato, considerando anche l’età dell’anziana e la sua convivenza con il fratello minore, lo aveva gettato in uno stato di crescente apprensione. Preoccupato, si è recato personalmente nell’appartamento di via San Felice, dove il suo peggiore timore si è trasformato in una tragica realtà. L’uomo, una volta entrato, si è trovato davanti una scena agghiacciante, che lo ha spinto a comporre immediatamente il numero per le emergenze, dando così il via all’arrivo delle volanti e al conseguente isolamento dell’area per consentire i necessari accertamenti.

Il fermo del figlio convivente e il rinvenimento dell'arma

All’interno dell’appartamento, accanto alla salma di Maria Marchetti, gli agenti hanno trovato il figlio più giovane, un cinquantaduenne che condivideva con lei l’abitazione e che, secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni, sarebbe affetto da note fragilità di carattere psichiatrico. L’uomo, la cui età è stata confermata dalle fonti investigative, presentava sugli indumenti macchie di sangue ritenute compatibili con la violenta scena del delitto. Questo riscontro immediato, unito alla sua presenza in casa, ha portato gli inquirenti a considerarlo il principale indiziato per l’omicidio della madre. Portato in Questura per essere ascoltato a fondo, il cinquantaduenne è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto al termine di un primo interrogatorio, durante il quale gli investigatori hanno cercato di fare luce su quanto accaduto.

Parallelamente all’audizione del sospettato, la polizia scientifica ha eseguito un accurato sopralluogo nell’abitazione, repertando ogni possibile traccia utile alla ricostruzione dei fatti. Durante queste operazioni, all’interno della casa è stato rinvenuto e successivamente sequestrato un coltello, la cui lama presentava evidenti tracce ematiche. L’arma, che verrà sottoposta ad accertamenti tecnici per confrontare il DNA e verificare la compatibilità delle ferite, costituisce un elemento probatorio di primaria importanza per il fascicolo aperto dalla Procura. Il magistrato, nel confermare il ritrovamento del coltello e le condizioni in cui versava il figlio minore al momento dell’ingresso delle forze dell’ordine, ha sottolineato la necessità di procedere con tutti gli accertamenti del caso, inclusa una perizia psichiatrica approfondita sull’indagato e l’analisi dei suoi dispositivi di comunicazione e dei tabulati telefonici.

Gli accertamenti medico-legali e le indagini in corso

Sul di Maria Marchetti, la cui data di nascita risaliva al 1939, verrà eseguita nei prossimi giorni l’autopsia disposta dalla magistratura. L’esame autoptico, affidato al medico legale giunto già nel pomeriggio sul luogo del delitto, sarà fondamentale per stabilire con precisione l’ora del decesso, un dettaglio cruciale per verificare la coerenza delle dichiarazioni del fermato e per ricostruire con esattezza la sequenza temporale degli eventi che hanno portato alla tragedia. Gli inquirenti stanno lavorando per definire il contesto in cui è maturato il gesto, cercando di capire se alla base vi sia stato un litigio improvviso, culminato in un raptus, o se vi fossero situazioni di conflitto latente all’interno delle mura domestiche, dove madre e figlio conducevano una vita riservata.

L’intera vicenda, che ha gettato nello sconforto il quartiere e in particolare il figlio maggiore, colui che ha dato l’allarme, è seguita con la massima attenzione dalla Procura genovese. Gli investigatori, oltre a completare i rilievi tecnici, stanno raccogliendo testimonianze per delineare il profilo della vittima e le abitudini del figlio indagato. Le indagini, condotte senza tralasciare alcun aspetto, dovranno ora fare piena luce sulla dinamica dell’aggressione e sulle condizioni mentali del presunto omicida al momento del fatto, elementi che saranno determinanti per il prosieguo dell’azione giudiziaria. L’appartamento di via San Felice, intanto, rimane sotto sequestro, custode silenzioso di una tragedia familiare consumatasi nell’ombra di una domenica qualunque.

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