Israele colpisce ancora lo Yemen, la lunga guerra di Netanyahu
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Redazione Esteri
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Mentre il governo Netanyahu continua a bombardare massicciamente Gaza City e le roccaforti di Hezbollah in Libano, insistendo su un controverso piano di 'emigrazione volontaria' per i palestinesi, il conflitto regionale si allarga ulteriormente. Nella notte scorsa, infatti, le sirene hanno risuonato in diverse aree di Israele, colpite da un nuovo attacco missilistico lanciato dagli Houthi yemeniti; un raid che rappresenta la prevedibile risposta all’offensiva aerea condatta poche ore prima dall’aviazione israeliana.
Già nel pomeriggio di mercoledì 10 settembre, infatti, dodici caccia delle Forze di Difesa Israeliane hanno volato per 2.350 chilometri fino in Yemen, sferrando un attacco che, stando alle ricostruzioni, ha causato almeno 35 vittime e 131 feriti. L’operazione, come dichiarato dalle autorità di Tel Aviv, aveva come obiettivo specifico "strutture militari" del gruppo: sono stati colpiti, con oltre trenta bombe, campi militari, un deposito di carburante strategico e il quartier generale del dipartimento di propaganda a Sana'a e nella provincia settentrionale di al-Jawf.
Quest’azione, definita come una rappresaglia per l’utilizzo di droni contro un aeroporto israeliano all’inizio della settimana, si inserisce in un quadro diplomatico già estremamente teso. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, da una parte, ha condannato con fermezza l’attacco ai danni dei negoziatori di Hamas a Doha; il Parlamento europeo, dall’altra, ha approvato una risoluzione che invita i Paesi membri a "valutare il riconoscimento dello Stato di Palestina", provocando una profonda spaccatura tra i partiti italiani.




