Tutti contro Kallas: Ursula e cancellerie vogliono trattare con più autonomia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il Financial Times torna a picconare la figura di Kaja Kallas, l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, e stavolta lo fa dando voce ai desiderata di Francia e Germania, le quali – secondo fonti altamente qualificate – sarebbero pronte a smantellare il Servizio per l’azione esterna dell’Ue riducendone drasticamente il peso in favore delle cancellerie.
Dopo aver diffuso a novembre il desiderio attribuito a Ursula von der Leyen di svuotare il mandato della ex premier estone (con la creazione di un organismo di 007 da piazzare sotto la presidenza della Commissione), un nuovo tassello fa tornare in auge la celebre frase attribuita a Henry Kissinger: "Chi devo chiamare se voglio parlare con l'Europa?". Sembra proprio che a Bruxelles nessuno abbia ancora saputo rispondere a questa domanda, e il malcontento, ormai, è endemico.
Il “ministero degli Esteri” Ue sotto accusa: costi e inefficienze
Il bersaglio della discordia è il Seae, il servizio diplomatico nato nel 2010 con un budget di un miliardo di euro e una rete di oltre 140 delegazioni nel mondo. Secondo i funzionari consultati dal quotidiano britannico, la struttura si è rivelata “disfunzionale” di fronte alle crisi geopolitiche contemporanee – dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Iran, passando per le politiche altalenanti degli Stati Uniti – e il problema, a questo punto, sarebbe strutturale.
L’idea, caldeggiata da Parigi e Berlino, prevede quindi di spogliare Kallas dei poteri di controllo sulle ambasciate Ue, trasferendo molte competenze – come la gestione delle rappresentanze – alla Commissione Europea o direttamente ai governi nazionali. Ne trarrebbe beneficio, in termini di influenza, proprio Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione che da tempo aspira a guidare una “Commissione geopolitica” accentrando le relazioni esterne.
Sovrapposizioni e veleni: la lotta per la leadership estera
Non si tratta solo di geopolitica, ma di una lotta di potere personale e istituzionale che va avanti da quasi due anni. Le critiche a Kallas, del resto, non riguardano solo l’inefficienza del ministero: diversi paesi membri lamentano che l’Alto rappresentante esprima opinioni personali – ad esempio sui rapporti con la Cina – prima ancora che le capitali abbiano trovato un accordo, scavando solchi invece di cucire compromessi.
C’è poi il fronte interno a Bruxelles: von der Leyen starebbe pensando di creare un’unità di intelligence-sharing parallela a quella già esistente all’interno del Seae, una mossa che Kallas ovviamente avversa e che dimostra come le sovrapposizioni di ruoli e funzioni siano ormai insostenibili.
La Russia, il fardello ucraino e la ricerca di una voce unica
A pesare sul giudizio negativo dell’ex premier estone è anche la sua linea rigidissima su Mosca, una posizione talmente ideologica da averle valso, secondo molti analisti, l’accusa di vedere solo il fronte orientale e di trascurare gli squilibri globali in altre aree del mondo. In questo clima di accuse reciproche, la proposta di riforma – per quanto complicata da attuare visto che richiederebbe l’unanimità dei Ventisette – è diventata il simbolo di una resa dei conti inevitabile.
Come ha spiegato un alto funzionario al Ft, “le capitali sono infastidite e vogliono un modo efficace per agire all’unisono all’esterno”, altrimenti “c’è il serio rischio che il servizio venga fatto a pezzi”. E mentre Kallas continua a ripetere che l’unica via sia restare compatti contro Putin, molti suoi alleati – stanchi di una comunicazione urlata e di risultati scarsi sul campo – iniziano a pensare che forse, per parlare con il resto del mondo, sia davvero ora di cambiare numero di telefono.




