Gutenberg attraversa il cantiere della Sagrada Família
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Redazione Esteri
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Sei dentro una chiesa, ma cammini nella luce, mentre fuori si spalanca lo skyline della città. L’architettura smette di essere materia e diventa vertigine. Accade a Barcellona, dove non serve più socchiudere gli occhi per immaginare il sogno di Antoni Gaudí: basta alzare lo sguardo verso l'orizzonte, che è appena cambiato, per sempre. Per quasi un secolo e mezzo, il profilo della capitale catalana è stato una ferita aperta, un panorama dominato da gru e torri mozze; ora quella ferita è destinata a rimarginarsi, anche se per la guarigione completa bisognerà attendere ancora qualche anno.
Con la Torre di Gesù che svetta a 172,5 metri, la basilica è diventata la chiesa più alta del mondo, un primato che non è solo numerico ma che restituisce la portata di un’utopia che diventa realtà. È in questo contesto, fatto di spiritualità e ingegneria visionaria, che si inserisce il nuovo numero di “Gutenberg”, in edicola con “Avvenire” da venerdì 5 giugno, dedicato proprio all’eterno cantiere e alla sua lettura teologica.
Un cantiere come processo continuo
Il reportage firmato da Alessandro Beltrami porta lo sguardo dentro il vivo dei lavori, interrogando le modalità con cui un’opera incompiuta viene portata avanti senza ridurla a una sterile replica. Attraverso il confronto con gli architetti impegnati sul posto, emerge un sistema progettuale basato su principi più che su disegni definitivi, dove l’integrazione tra tecniche tradizionali, modelli geometrici e strumenti digitali – come le stampanti 3D che producono prototipi di dettagli iperboloidi – consente di mantenere una continuità sostanziale con l’impostazione originaria.
L’architetta e storica Maria Antonietta Crippa, aprendo il monografico, ripercorre la storia della Sagrada Família come progetto che attraversa più di un secolo, descrivendo un cantiere fondato sulla fedeltà ai principi gaudiniani e sulla trasmissione del suo metodo attraverso le generazioni, mettendo in relazione la dimensione religiosa con lo sviluppo tecnico e le trasformazioni storiche.
Tra arte contemporanea e simbolismo sacro
A questo quadro si affianca l’intervista di Flavio Arensi all’artista Andrea Mastrovito, autore dell’Agnus Dei collocato nella croce della Torre di Gesù. Il dialogo evidenzia il ruolo dell’arte contemporanea all’interno del cantiere, mettendo in relazione il linguaggio della luce e del vetro con il simbolismo cristiano.
L’opera, intitolata “Gv 1,29” e collocata a 172 metri d’altezza, rappresenta l’Agnello di Dio circondato da raggi luminosi dorati, realizzato in migliaia di frammenti che richiamano sia le ferite inferte a Cristo sia la trama luminosa delle origini dell’universo secondo la cosmologia contemporanea. La sfida, racconta Mastrovito, era trasferire il messaggio divino con un linguaggio comprensibile a molti senza essere didascalico, portando la luce direttamente sull’agnello attraverso il vetro e l’illuminazione integrata.
Il cantiere diventa così un laboratorio dove fede e tecnologia si incontrano, in attesa della veglia papale che si terrà martedì 9 giugno allo Stadio Olimpico Lluís Companys, dove Leone XIV presiederà una preghiera con i giovani e dove, tra i momenti più significativi, è prevista un’esibizione musicale molto speciale in catalano.
La lettura teologica della basilica
Il monografico prosegue con un saggio del teologo Armand Puig i Tàrrech, che offre una lettura sistematica della Sagrada Família come architettura teologica. Lo stesso Puig, biblista e presidente dell’Agenzia della Santa Sede per la Valutazione e la Promozione della Qualità delle Università e Facoltà Ecclesiastiche, ha recentemente presentato alla Lumsa di Roma il volume “Antoni Gaudí. Vita e opera” (edito da San Paolo), un’occasione per rileggere la figura dell’architetto catalano nel centenario della sua morte, distinguendo la realtà dalle narrazioni mitologiche costruite nel tempo.
La basilica, spiega Puig, viene interpretata come una costruzione simbolica articolata attorno a nuclei fondamentali – Trinità, cristologia, Apocalisse – in cui ogni elemento architettonico assume una funzione dichiarativa. Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, ha osservato come il tempio continui a parlare anche a chi non possiede una formazione religiosa, conducendo lo sguardo oltre la superficie delle cose.
Nella giornata del 10 giugno, esattamente cento anni dopo la morte dell’architetto, Leone XIV celebrerà la messa e inaugurerà la torre, completando un percorso che lega indissolubilmente la pietra alla preghiera.




