L'architetto di Dio e il centenario incompiuto: Leone XIV inaugura la Sagrada Familia
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Redazione Esteri
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Barcellona, 7 giugno 1926, poco dopo le sei del pomeriggio. Un uomo, dal passo stanco e incerto, viene investito dal tram numero 30 mentre attraversa la Gran Via de les Corts Catalanes. Trasportato al pronto soccorso in condizioni disperate, riesce appena ad articolare un nome che l’infermiere di turno trascrive come «Antònia Samdi»; senza documenti, la barba lunga e bianca, i pantaloni tenuti su con spille da balia, quel settantatreenne viene scambiato per un clochard e avviato all’ospedale dei poveri, la Santa Croce, dove spirerà tre giorni dopo.
Nessuno, in quel frangente, riconosce in quel barbone ferito Antoni Gaudí, l’architetto che aveva dedicato quarantatré anni della propria vita alla costruzione di una “Bibbia di pietra” destinata a sfidare i secoli, e la cui morte, avvenuta esattamente cento anni fa, viene oggi celebrata da un evento storico: l’inaugurazione dell’ultima torre della Sagrada Familia da parte di papa Leone XIV.
L’artista del futuro e l’Agnello di pietra
Il maestro catalano, prima di cadere sotto le ruote del tram, aveva lasciato disposizioni precise per il completamento del tempio espiatorio della Sacra Famiglia. In cima alla Torre di Gesù Cristo, la più alta dell’intero complesso con i suoi 172 metri e mezzo, proprio sotto la croce che oggi domina lo skyline di Barcellona, avrebbe dovuto trovare posto una statua raffigurante l’Agnello di Dio.
E, particolare non secondario, Gaudí aveva specificato che tale scultura avrebbe dovuto essere realizzata “da un artista del futuro”, affidando così a una generazione lontana il compito di sigillare la sua visione mistica. Quell’artista, si scopre oggi, è l’italiano incaricato di completare l’opera, in un ideale passaggio di testimone che unisce idealmente il Novecento catalano al nostro presente, mentre la cerimonia del 10 giugno sancirà la fine (almeno per quanto riguarda l’esterno) di un cantiere durato centoquarantaquattro anni.
«Alzad la mirada»: il Papa e il viaggio nella pietra
«Alzad la mirada», alzate i vostri occhi: non è soltanto il tema del viaggio apostolico che Leone XIV sta compiendo in Spagna dal 6 al 12 giugno, ma è l’invito che la Sagrada Familia rivolge a chiunque ne varchi la soglia.
Il rettore della basilica ha spiegato ai media vaticani che questa visita non si limita a un atto formale di benedizione, bensì rappresenta l’occasione per restituire compiutamente alla comunità dei fedeli (e ai visitatori laici) un monumento dove ogni guglia, ogni contrafforte e persino i giochi di luce creati dalle vetrate raccontano una storia che non ha bisogno di traduzione.
Chi entra, si legge nelle cronache, ritrova qualcosa di sé: castelli di sabbia, rami di albero, dita tese verso la Torre di Gesù Cristo, come se l’architetto avesse voluto trasformare la materia in una domanda sospesa tra terra e cielo. La cerimonia di inaugurazione della torre, che coincide con il centenario della morte dell’architetto, vedrà il pontefice benedire l’Agnello di pietra posto all’apice dell’edificio, un rito a cui parteciperanno le massime autorità spagnole, dal re Felipe VI al capo del governo Pedro Sánchez.
Un incidente, un oblio, e poi la gloria del venerabile
L’ironia della sorte, e forse un segno del destino al quale Gaudí si affidava ciecamente, ha voluto che il grande architetto venisse sepolto proprio nella cripta della sua opera incompiuta. Le circostanze del decesso, ricostruite senza retorica, restituiscono l’immagine di un uomo talmente assorto nella sua missione spirituale da trascurare completamente il proprio aspetto esteriore, tanto che nessuno lo riconobbe per tre giorni.
Una volta accertata la sua identità, la città pianse colui che aveva trasformato il modernismo catalano in un linguaggio sacro, e oggi la Chiesa ne ha avviato il processo di beatificazione, riconoscendogli il titolo di Venerabile.
Il pontefice, arrivato nella capitale spagnola dopo aver visitato un centro per senzatetto nel quartiere di Carabanchel per ribadire l’attenzione del suo pontificato verso gli ultimi, sposterà l’attenzione sul valore estetico della fede: la Sagrada Familia, del resto, è l’unico tempio al mondo ancora in costruzione a essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità, e la sua ultima torre, completata solo nello scorso mese di febbraio, rappresenta l’atto conclusivo di una partitura iniziata quando l’Italia era ancora un regno e l’elettricità una rarità.




