Leone XIV alla Sagrada Familia: la benedizione della torre e il monito contro la guerra

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   BARCELONA - Un silenzio quasi surreale, rotto solo dal fruscio dei paramenti sacri e dal passo misurato delle autorità, ha accolto Papa Leone XIV all’ingresso della basilica della Sagrada Familia. Il pontefice, giunto nel capoluogo catalano per presiedere la solenne eucaristia in occasione del centenario della morte di Antoni Gaudí, è stato ricevuto dai reali di Spagna, Felipe VI e Letizia, quest’ultima vestita di bianco in virtù del cosiddetto “privilegio bianco” riservato alle sovrane cattoliche.

Prima di dirigersi in sagrestia, il pontefice si è raccolto in preghiera nella cripta, sostando dinanzi alla tomba che custodisce le spoglie del celebre architetto, morto nel 1926 dopo essere stato investito da un tram nelle strade della città.

L'omelia del pontefice: un vessillo di carità contro l'indifferenza

L'evento, che ha richiamato decine di migliaia di fedeli lungo le vie adiacenti al tempio espiatorio, è stato caratterizzato da un messaggio teologico diretto e privo di ambiguità, pronunciato da Robert Prevost (questo il nome secolare di Leone XIV) davanti a oltre quattromila persone assemblate all'interno. “Non possiamo credere in Gesù e fare la guerra”, ha tuonato il pontefice durante l’omelia, un passaggio che riecheggiava con forza sotto le volte progettate dal genio catalano. “Non possiamo credere in Gesù e uccidere l'innocente.

Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”, ha aggiunto, trasformando la liturgia in un'esplicita condanna di ogni forma di violenza e indifferenza verso i migranti.

L'inaugurazione della Torre di Gesù, la più alta del mondo

Subito dopo la celebrazione eucaristica, alla presenza del re Felipe VI, il Papa ha provveduto alla benedizione e alla simbolica inaugurazione della Torre di Gesù Cristo, la guglia centrale che da oggi svetta per 172,5 metri sullo skyline di Barcellona, guadagnando al luogo di culto il primato di chiesa più alta del globo.

Un record, questo, che – come ha tenuto a sottolineare lo stesso Leone XIV – non vuole essere “un segno di competizione in classifiche mondane”, bensì un “riferimento spirituale” e un “faro aperto sul Mediterraneo”, grazie anche alla croce posta alla sommità, rivestita di vetro e ceramica smaltata per riflettere la luce solare di giorno ed illuminarsi durante la notte.

L'accoglienza dei reali e il gesto simbolico della regina Letizia

L’accoglienza riservata al pontefice nel patio dell’edicola – lo stesso spazio dove Gaudí soleva meditare e lavorare – ha riservato un momento di particolare intensità emotiva, quando una bambina di tredici anni, Valentina Sánchez Cedres, ha potuto “descrivere” i dettagli architettonici della nuova torre ai reali e al Papa attraverso una speciale mappa tattile, dimostrando come l’accessibilità possa incontrare la fede.

La regina Letizia, che ha accompagnato il marito durante tutto il percorso, ha voluto rendere omaggio al Santo Padre indossando lo stesso abito bianco firmato Jorge Redondo già utilizzato in Vaticano durante la messa di insediamento del pontificato, un gesto di continuità stilistica che non è passato inosservato tra i cronisti presenti.

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