La benedizione del Papa alla Sagrada Familia tra luci, droni e il ricordo di Gaudí
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Redazione Esteri
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Secondo e ultimo giorno di impegni per Papa Leone XIV in Catalogna, una giornata – quella del 10 giugno – che ha preso il via con una tappa carica di significato umano prima del solenne evento serale. Il Pontefice si è infatti recato in mattinata nel carcere Brians 1 di Sant Esteve Sesrovires, struttura che si trovava strategicamente lungo il percorso che lo avrebbe condotto all’abbazia di Montserrat.
È stato proprio l’incontro con i detenuti, durante il quale ha pronunciato un discorso incentrato sulla speranza e sulla redenzione, a caratterizzare la prima parte di questa intensa visita pastorale. Le parole rivolte ai reclusi – «nella nostra vita il passato non condanna il futuro» – hanno riecheggiato con forza tra le mura del penitenziario, sottolineando come gli errori commessi non possano determinare in eterno l’identità di una persona.
L’abbraccio di Montserrat e la preghiera davanti alla Moreneta
Lasciato il carcere, la comitiva papale si è diretta verso il santuario benedettino di Montserrat, luogo spirituale tra i più emblematici non solo della Catalogna ma dell’intera Europa. Ad attendere il Papa all’ingresso della basilica c'erano il vescovo locale Xabier Gómez e l’abate Manel Gasch, mentre all’interno – dove si è svolta la recita del rosario – Leone ha voluto ricordare come le antiche mura di quel santuario siano state «testimoni del sangue versato per amore di Gesù Cristo» nel corso dei secoli.
Davanti all’immagine della Vergine di Montserrat, conosciuta affettuosamente come la "Moreneta", il Pontefice ha confessato pubblicamente il suo profondo legame con quella devozione, quasi a voler suggellare un rapporto personale che lo accompagna da tempo immemorabile. Non è sfuggita ai presenti, del resto, la citazione di Ignazio di Loyola: fu proprio in questo stesso luogo, dopo una notte di veglia, che il futuro fondatore dei Gesuiti depose le proprie armi da cavaliere per abbracciare una nuova vita al servizio di Cristo.
La cerimonia nella basilica e l’omelia contro la guerra
Nel pomeriggio, l’attenzione si è spostata dunque a Barcellona, dove la folla – accorsa numerosa nonostante il caldo – ha atteso il Papa davanti alla facciata della Sagrada Familia. La cerimonia, officiata in spagnolo, catalano e latino, ha visto la partecipazione del re Felipe VI, delle massime autorità spagnole e di una rappresentanza del governo catalano, tutti riuniti per assistere a un evento che unisce fede e architettura.
Nell’omelia pronunciata all’interno della basilica, Leone XIV è tornato a tuonare contro i conflitti e la violenza, lanciando un appello che non ha lasciato spazio ad ambiguità: «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra». Il suo messaggio, chiaro e diretto, si è inserito perfettamente nel contesto di un’opera – quella di Antoni Gaudí – che il Papa stesso ha definito «un pellegrinaggio spirituale» capace di condurre l’uomo all’incontro con Cristo.
La memoria del geniale architetto, scomparso ormai cento anni fa, è stata più volte evocata, quasi a stabilire un ideale filo rosso tra la sua visione artistica e l’attualità del messaggio evangelico.
L’inaugurazione della torre e lo spettacolo hi-tech nel cielo
Il momento clou della giornata – e forse dell’intero viaggio apostolico – è stato però rappresentato dall’inaugurazione e dalla benedizione della Torre di Gesù Cristo, la guglia più alta del complesso progettato da Gaudí. Con i suoi 172,5 metri, la nuova torre – che custodisce al suo interno la scultura dell’Agnus Dei realizzata dall’artista italiano Andrea Mastrovito – ha permesso al tempio espiatorio di diventare ufficialmente la chiesa più alta del mondo, superando simbolicamente le cattedrali medievali e perfino la vicina collina di Montjuic.
A suggellare l’evento, uno spettacolo di luci, fuochi d’artificio e droni che ha letteralmente dipinto il cielo di Barcellona: i velivoli telecomandati hanno disegnato nell’aria il volto di Gaudí, proiettato contro la sagoma della collina, accompagnati dalla scritta – celebre e quanto mai attuale – «Prima l’amore, dopo la tecnica». La croce posta sulla sommità della torre si è illuminata, risplendendo nel buio come un segno tangibile di quella fede che, nelle parole del Papa, non può armarsi né scendere a compromessi con la logica della guerra.




