Bce, l’euro si allarga al mondo. Lagarde: “Così difendiamo i nostri titoli”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è stata una dichiarazione di guerra al dollaro, sebbene il bersaglio strategico – per chi mastica un po’ di geopolitica finanziaria – appaia piuttosto chiaro. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, evento solitamente dominato da discussioni su testate nucleari e linee di conflitto, Christine Lagarde ha piazzato un colpo che di militare non ha nulla ma che parla direttamente di sovranità monetaria. La presidente della Banca centrale europea ha annunciato il potenziamento massiccio del sistema Eurep, quel meccanismo che consente alle banche centrali di tutto il mondo – e non più soltanto a quelle dei Balcani o dell’Est Europa – di ottenere liquidità in euro in cambio di titoli di debito europei di alta qualità, come Bund tedeschi o Btp italiani. La novità, come riportano i documenti diffusi da Francoforte, non sta tanto nell’esistenza dello strumento, attivo già dal 2020, quanto nella sua universalità: d’ora in poi, salvo eccezioni legate a riciclaggio o sanzioni, qualsiasi istituto centrale extra-euro potrà accedere a una linea di credito fino a cinquanta miliardi di euro, offrendo come garanzia quelle stesse obbligazioni che altrimenti, in momenti di turbolenza, sarebbe costretto a vendere sul mercato secondario con effetti potenzialmente devastanti sui prezzi e sui rendimenti -1-3-5.

Un prestatore di ultima istanza per evitare svendite

Il ragionamento che sottende la mossa di Lagarde, illustrato nel corso del suo intervento bavarese, poggia su un'analisi piuttosto cruda della fragilità strutturale dell'euro. Quando un grande detentore straniero di titoli del debito pubblico europeo si trova in difficoltà di liquidità – magari perché la sua valuta locale è sotto attacco o perché deve far fronte a improvvise necessità di import – la reazione istintiva, in assenza di reti di salvataggio, è quella di liberarsi delle attività più facilmente negoziabili. E tra queste, i titoli di Stato dell'Eurozona sono sempre stati i primi della lista, proprio per la loro profondità e liquidità. Il problema, ha spiegato la presidente, è che vendite massicce e coordinate di questi strumenti, innescate non da un giudizio negativo sul merito di credito ma da mere necessità di cassa, possono provocare un innalzamento dei rendimenti e una stretta finanziaria che finirebbe col tradire la missione principale della Bce, ossia la trasmissione ordinata della politica monetaria a tutta l'area -4-5. Ecco allora che l’estensione dell’Eurep diventa una sorta di paracadute preventivo: la banca centrale di un paese terzo, piuttosto che gettare sul mercato i propri Bund, li porterà a Francoforte come pegno, ricevendo in cambio gli euro che le necessitano, in un'operazione di pronti contro termine che non altera gli equilibri di mercato e che, anzi, rafforza la fiducia nel sistema euro nel suo complesso.

La competizione con il dollaro e l’autonomia strategica

C’è poi un secondo livello di lettura, che Lagarde non ha nascosto ma anzi esplicitato con il linguaggio asciutto che le è proprio. La decisione di rendere permanente e globale l’accesso all’Eurep si inserisce in quel quadro più ampio di "autonomia strategica" che l’Unione europea sta faticosamente cercando di costruire, soprattutto in un contesto globale in cui il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha già mostrato i suoi effetti in termini di protezionismo e di messa in discussione delle alleanze tradizionali. Se la Federal Reserve americana, da decenni, agisce di fatto come prestatore di ultima istanza per il mondo attraverso le sue linee di swap in dollari, la Bce – con questo movimento – cerca di ritagliare per l’euro uno spazio analogo, sperando che la disponibilità di una rete di sicurezza spinga gli investitori e i commercianti internazionali a preferire la moneta unica nelle loro transazioni. Attualmente, come ricordano gli analisti, l’euro pesa per circa il venti per cento nelle riserve globali, contro il sessanta per cento del biglietto verde: un divario che Francoforte non può colmare con un colpo di bacchetta magica, ma che intende ridurre offrendo un servizio che fino a ieri era un privilegio pressoché esclusivo della valuta americana -3-7.

I numeri dell’operazione e i criteri di esclusione

Dal punto di vista operativo, le modifiche al regolamento dell'Eurep – che entreranno in vigore a partire dal terzo trimestre del 2026 – semplificano drasticamente le procedure. L’accesso diventa la regola, e non più l’eccezione, con l’onere della prova rovesciato: una banca centrale potrà essere esclusa solo in presenza di evidenti criticità legate a finanziamento del terrorismo, riciclaggio o violazione di sanzioni internazionali, ma non certo in base a considerazioni politiche contingenti. I prestiti saranno erogati per un massimo di cinquanta miliardi di euro a controparte, una cifra che dovrebbe coprire ampiamente le potenziali necessità di liquidità in euro della maggior parte degli istituti mondiali, e le garanzie richieste saranno costituite esclusivamente da titoli europei di elevato standing. In questo modo, come sottolineano gli esperti, la Bce uccide due piccioni con una fava: protegge il proprio mercato obbligazionario da ondate di vendite indiscriminate e, al tempo stesso, offre al mondo un'alternativa credibile al dollaro, costruendo quella rete di fiducia che, in finanza, vale più di qualsiasi tasso di interesse -5-7. La mossa, del resto, arriva in un momento in cui l'economia globale appare sempre più frammentata e in cui le vecchie certezze legate alla globalizzazione dei mercati lasciano il posto a logiche di blocco e di contrapposizione valutaria. E Lagarde, da Monaco, ha voluto lanciare un messaggio chiaro: l'Europa c'è, e la sua moneta – volente o nolente – intende giocare un ruolo da protagonista.

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