Il nodo mediterraneo: l’Europa tra Mercosur, giovani e nuove strategie
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Redazione Esteri
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L’architettura delle politiche europee, in queste settimane cruciali che precedono la definizione del nuovo quadro finanziario pluriennale 2028-2034, rivela una tensione costante tra spinte globaliste e necessità di presidio territoriale. Se da un lato il Parlamento europeo ha dato il proprio avallo, seppur tra mille cautele, all’accordo commerciale con il Mercosur – un'intesa che, va detto, ha richiesto oltre venticinque anni di negoziati – dall’altro emerge con chiarezza la volontà di riorientare le risorse comunitarie verso il bacino del Mediterraneo, considerato non più come una semplice periferia, ma come un crocevia strategico per il futuro dell’Unione. È in questo contesto che si inserisce la nascita dell’Università del Mediterraneo, un progetto destinato a ridisegnare le mappe della cooperazione accademica, insieme al deciso rafforzamento del programma Erasmus, il cui budget, secondo le ultime proposte della Commissione, dovrebbe attestarsi sui 41 miliardi di euro, segnando un incremento significativo rispetto al passato. Eppure, come sottolinea l’eurodeputato siciliano Giuseppe Lupo, in collegamento dall’emiciclo di Strasburgo, accanto a queste buone notizie persistono preoccupazioni non trascurabili, a partire dai criteri di allocazione dei fondi fino al delicato dossier sui rimpatri, passando per gli equilibri geopolitici che l’amministrazione Trump – tornata alla Casa Bianca – impone all’agenda europea.
L’intesa con il Sud America e le sue contraddizioni
L’accordo con il Mercosur, che coinvolge Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, rappresenta indubbiamente il capitolo più controverso dell’attuale politica commerciale europea. A Cernobbio, durante il tradizionale appuntamento di fine estate, manager e banchieri hanno accolto con favore l’intesa, vista come un volano necessario per la competitività delle imprese europee in uno scenario globale dominato dalle tensioni tra Stati Uniti e Cina. I negoziatori, riunitisi a febbraio a Brasilia, avevano già convenuto sull’importanza di mantenere lo slancio, con l’obiettivo di chiudere i file tecnici entro la prima metà del 2026. Tuttavia, per il comparto agricolo, e in particolare per il settore ortofrutticolo, il testo apre scenari complessi. Secondo i dati elaborati da FEPEX, l’interscambio tra le due aree presenta già oggi un deficit strutturale per l’Europa: nel 2024 le importazioni di frutta e verdura dal Sud America hanno raggiunto i 984 milioni di euro, a fronte di esportazioni comunitarie ferme a 255 milioni. L’eliminazione dei dazi, che avverrà in tre fasi a seconda del prodotto (immediata per quelli con tariffa sotto il 5%, in sette anni per quelli sopra il 10%), rischia di aggravare ulteriormente questo squilibrio. L’Uruguay, piccolo paese di tre milioni di abitanti capace però di produrre cibo per dieci volte la sua popolazione, si presenta già come un fornitore globale agguerrito; alla fiera Fruit Attraction di San Paolo, Marta Bentancur di Upefruy ha ribadito la capacità del Paese di rifornire i mercati internazionali con frutta fresca di qualità, mentre per l’Europa restano sostanzialmente invariati gli ostacoli fitosanitari che limitano l’accesso dei propri prodotti al mercato sudamericano.
L’asse dei giovani e l’Università del Mediterraneo
Di segno opposto, se non nel segno di una contrapposizione ideale, è la direzione impressa agli investimenti sul capitale umano. Il Mediterraneo torna al centro della politica europea non solo come rotta migratoria da governare, ma come spazio di co-sviluppo. L’annuncio della nascita dell’Università del Mediterraneo, che dovrebbe collegare istituti di istruzione superiore di entrambe le sponde, si inserisce in una strategia più ampia: quella del cosiddetto “Patto per il Mediterraneo”, volto a rafforzare la mobilità delle competenze e a creare percorsi di studio condivisi con paesi come Marocco, Tunisia ed Egitto. In questo quadro, l’Erasmus raddoppia la sua dotazione economica, passando dai 27 miliardi del ciclo precedente ai 41 proposti per il 2028-2034. Una cifra che, se da un lato rappresenta un incremento del 50% – definito dalla vicepresidente esecutiva della Commissione, Roxana Mînzatu, come un “investimento nel futuro democratico del progetto europeo” – dall’altro non soddisfa pienamente le richieste delle associazioni studentesche. L’Erasmus Student Network (ESN) ha più volte ribadito che per rendere la mobilità realmente accessibile a tutti, abbattendo le barriere sociali e geografiche, sarebbe necessario un incremento ben più sostanziale, nell’ordine di un quintuplo del budget, per soddisfare la domanda crescente che oggi vede ancora un alto tasso di domande respinte.
La scommessa sui criteri dei fondi 2028-2034
C’è però un tema di metodo che preoccupa gli addetti ai lavori, oltre a quello di merito. Mentre si lavora alla definizione del programma per i fondi comunitari 2028-2034, l’attenzione si concentra sui criteri di selezione e allocazione delle risorse. L’eurodeputato Lupo, nel suo intervento, ha messo in luce una certa apprensione: se è vero che le risorse aumentano, è altrettanto vero che c’è “tanto da lavorare” sui meccanismi che ne determineranno l’accesso. La proposta di bilancio a lungo termine presentata dalla Commissione introduce infatti una maggiore flessibilità, che potrebbe tradursi in una minore prevedibilità per le istituzioni e le agenzie nazionali, rischiando di minare la pianificazione strategica a lungo termine. Inoltre, l’integrazione del Europeo di Solidarietà nel nuovo quadro Erasmus, se da un lato semplifica la governance, dall’altro diluisce il reale incremento delle risorse destinate alla sola mobilità educativa. La sfida, insomma, sarà quella di coniugare l’ambizione geopolitica – quella di formare una generazione di cittadini europei consapevoli, capace di dialogare con i paesi limitrofi – con la necessità di mantenere alti standard di qualità e inclusione, senza ridurre il programma a un mero strumento di inserimento nel mercato del lavoro.
L’agenda dei rimpatri e il costo della vita
Sul versante della sicurezza e della gestione dei flussi, l’Europa sta definendo una nuova politica comune per i rimpatri, un dossier su cui il Parlamento è chiamato a esprimersi con un voto che, secondo Lupo, sconta una visione ancora frammentata tra gli Stati membri. In parallelo, l’attenzione dei cittadini rimane saldamente ancorata alle questioni economiche quotidiane. In un contesto di inflazione persistente, dove il costo del pieno di benzina e quello del carrello della spesa rappresentano i termometri più immediati del malessere sociale, arriva una notifica concreta dall’Unione: dal 1° maggio, frutta e verdura costeranno meno. Un provvedimento, questo, deciso per alleggerire il peso sui consumatori, che interessa specifiche categorie di prodotti e che arriva in un momento in cui la fiducia nell’istituzione comunitaria, pur rimanendo stabile secondo i sondaggi, viene messa quotidianamente alla prova dalla percezione di una burocrazia spesso distante.




