Il gasolio supera i 2,1 euro al litro e la corsa alle taniche svuota i distributori Eni a Trento
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Redazione Economia
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Il rincaro, che ormai da settimane tiene banco nei monitoraggi quotidiani del ministero, ha infine superato ogni argine psicologico e statistico: il gasolio, su tutto il territorio nazionale, ha oltrepassato la soglia dei 2,1 euro al litro. Le ultime regioni che resistevano – un manipolo di realtà locali dove il prezzo sembrava ancorato a valori più bassi – hanno dovuto cedere il passo, allineandosi a una morsa che non risparmia né i grandi snodi autostradali né le stazioni di servizio della provincia più remota. Eppure, qualcuno aveva provato a mettere in guardia: “Inascoltati, eravamo stati, purtroppo gli unici, a chiedere, in deroga all’allineamento delle accise chiesto dall’Europa, un taglio delle accise diversificato tra benzina e gasolio”. Una richiesta caduta nel vuoto, mentre oggi la realtà dei fatti mostra un’impennata che colpisce con particolare durezza le tre aree geografiche già segnate dalle rilevazioni più elevate: Bolzano, la Calabria e la Liguria.
Assalto ai distributori e scorte esaurite nel Trentino
A Trento, intanto, il fenomeno assume i contorni di una piccola ressa quotidiana. Alcuni impianti Eni – storicamente percepiti come i più convenienti grazie a una politica dei prezzi che, almeno fino a ieri, manteneva il diesel sotto i 2 euro – hanno letteralmente esaurito le scorte. Non solo del gasolio, ma in alcuni casi anche della benzina. Gli automobilisti, spinti dal timore di rimanere a secco in un contesto di ulteriori rincari annunciati, si presentano muniti di taniche per fare scorta, alimentando un circolo vizioso che nessun gestore, al momento, è in grado di spezzare. Nessuno può fornire una data certa per i nuovi rifornimenti, e il silenzio delle compagnie sull’arrivo delle autobotti alimenta l’ansia da approvvigionamento.
Lo spettro dei 3 euro al litro e l’avvertimento del ministro
Se il presente è già pesante, il futuro disegnato dai vertici politici appare ancora più cupo. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ottenuto dal Consiglio dei ministri la proroga del taglio delle accise fino al primo maggio, ma ha subito chiarito – con la consueta franchezza – che le risorse a disposizione non sono infinite. E ha aggiunto un passaggio che suona come una sentenza condizionale: se il conflitto in Medio Oriente dovesse proseguire ancora, il prezzo del diesel potrebbe toccare quota 3 euro al litro. Una prospettiva che, se realizzata, colpirebbe senza distinzioni famiglie e imprese, aggravando una spirale inflattiva già difficilmente governabile.
Trasporto pubblico sotto pressione, i costi salgono del 21%
Le conseguenze, però, non si limitano alla sfera privata dell’automobilista che riempie la tanica. L’escalation del gasolio – alimentata giorno dopo giorno dal protrarsi delle ostilità in Medio Oriente – sta mettendo in seria difficoltà l’intero settore del trasporto pubblico locale e commerciale. Le tre principali associazioni di categoria (Anav, Asstra e Agens) hanno lanciato un allarme circostanziato: l’aumento dei costi operativi ha già raggiunto il 21%, una cifra che rischia di compromettere la continuità stessa dei servizi. La richiesta al governo è per misure urgenti e mirate, perché il blocco di un comparto strategico – da cui dipendono milioni di cittadini per gli spostamenti quotidiani – non è più uno scenario remoto, ma un’eventualità concreta che i gestori toccano con mano ogni volta che la cisterna tarda ad arrivare.




