Meloni contro il manifesto di Ventotene: caos alla Camera
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Redazione Interno
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Non era previsto che la giornata di ieri a Montecitorio si trasformasse in un teatro di scontro aspro e simbolico, eppure l’intervento di Giorgia Meloni ha ribaltato i piani, spostando l’attenzione dalle divisioni interne del Pd sul riarmo di von der Leyen a un attacco frontale contro il Manifesto di Ventotene. Quel testo, scritto nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni durante il confino imposto dal regime fascista, rappresenta da decenni una delle basi ideali dell’integrazione europea. La premier, nel corso della sua replica in vista del Consiglio Ue, ha scelto di citare alcuni passaggi del documento, definendoli distanti dalla realtà e inaccettabili.
«La rivoluzione europea dovrà essere socialista», ha letto Meloni, quasi a voler evidenziare un’incompatibilità tra quelle parole e la sua visione politica. Un gesto che, al di là delle intenzioni, ha riportato alla mente un passato ingombrante, quello del fascismo, che proprio su quell’isola aveva relegato gli autori del Manifesto. Un passato che, nonostante i tentativi di distanziamento, continua a pesare come un’ombra sulla storia della destra italiana.
L’attacco della premier, scomposto e gesticolante, ha scatenato un putiferio in aula, trasformando la seduta in un ring politico. L’opposizione ha reagito con sdegno, accusando Meloni di aver offeso non solo un testo fondativo dell’Europa moderna, ma anche la memoria di chi, in quegli anni, ha lottato contro il totalitarismo. E mentre i toni si alzavano, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha preferito evitare un colloquio a quattr’occhi con la premier prima del Consiglio europeo, un gesto che non è passato inosservato.
Perché Meloni ha deciso di dar fuoco alle polveri? La scelta di attaccare il Manifesto di Ventotene, un documento che incarna l’antifascismo e l’europeismo, appare quanto meno controproducente, soprattutto in un momento in cui l’Italia è chiamata a giocare un ruolo centrale nelle dinamiche continentali. Quel gesto, oltre a riaccendere i dubbi sui legami della premier con un passato mai del tutto rinnegato, rischia di isolare il Paese in un contesto internazionale già complesso.




