Mbda, il raddoppio della produzione dei missili e 2.800 assunzioni nel 2026: la corsa agli armamenti europei
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Redazione Economia
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Il gruppo Mbda, colosso europeo della difesa nato dalla compartecipazione di Airbus (37,5%), BAE Systems (37,5%) e Leonardo (25%), ha chiuso il 2025 con numeri che confermano una traiettoria di crescita ormai strutturale, destinata a subire un’ulteriore accelerazione nel corso del 2026. È quanto emerso durante la conferenza stampa annuale tenutasi a Parigi, presso il centro FUGA Space, dove l’amministratore delegato Éric Béranger ha illustrato i dati di bilancio, delineando un panorama industriale in cui la domanda di sistemi d’arma, complice il contesto geopolitico, continua a premere sugli stabilimenti del gruppo. Tra il 2023 e la fine del 2025, la produzione è infatti raddoppiata, un incremento che ha trovato riscontro nei numeri economici: ordini per 13,2 miliardi di euro – sostanzialmente in linea con il già eccezionale 2024 – un portafoglio ordini che ha raggiunto i 44,4 miliardi e ricavi per 5,8 miliardi.
L’impatto sull’indotto e il ruolo strategico dello stabilimento di Bacoli
L’espansione non riguarda solo i bilanci, ma si traduce in scelte operative concrete che toccano da vicino il tessuto industriale italiano. Nello specifico, lo stabilimento di Bacoli, nel Napoletano, cuore pulsante per la produzione di componenti fondamentali come quelli destinati al sistema Samp-T e ai missili Aster – impiegati rispettivamente per la protezione da missili balistici, aerei e droni – si trova al centro di questa fase di riconversione produttiva. L’azienda, per far fronte al raddoppio della capacità avvenuto nel biennio precedente e per gestire l’ulteriore incremento del 40% della produzione complessiva previsto per il solo 2026, ha pianificato un massiccio intervento sugli organici: 2.800 nuove assunzioni sono attese nel corso dell’anno, a fronte di un investimento complessivo raddoppiato per il periodo 2026-2030, che raggiungerà i 5 miliardi di euro distribuiti tra i vari siti europei.
“Accelerazione” produttiva e domanda concentrata sulla difesa aerea
Durante l’incontro con la stampa, Béranger ha definito il 2026 come l’anno dell’“accelerazione”, un termine che per un’azienda di questa dimensione implica una riorganizzazione profonda delle linee di assemblaggio e della catena di fornitura. L’incremento medio del 40%, seppur di per sé significativo per un gruppo che già opera con volumi elevati, risulta tuttavia disomogeneo quando si osservano le diverse aree di business. Come ha precisato lo stesso amministratore delegato, per le capacità legate alla difesa aerea – ambito in cui rientrano a pieno Titolo i sistemi sviluppati in Italia – l’aumento sarà “molto più di questo”, suggerendo una concentrazione degli sforzi produttivi su quelle tecnologie considerate oggi prioritarie per gli Stati membri dell’Unione Europea e per gli alleati. La controllata italo-francese, con la sua struttura azionaria tripartita, si conferma così non solo un fornitore globale di sistemi d’arma, ma un tassello centrale per l’autonomia strategica del continente.
Numeri da record e la sfida della continuità industriale
I dati diffusi a Parigi – un portafoglio ordini che sfiora i 45 miliardi di euro – raccontano di una domanda che non accenna a diminuire, spingendo l’azienda a mantenere il passo di un raddoppio della produzione in soli due anni. Il 2025, seppur caratterizzato da un incremento meno vertiginoso rispetto all’anno precedente in termini di nuove commesse, ha consolidato il livello di attività raggiunto. Per Béranger, che ha ribadito la posizione del gruppo come principale fornitore europeo in un mercato sempre più competitivo, la sfida attuale non risiede tanto nella conquista di nuovi contratti, quanto nella capacità di sostenere un ritmo produttivo così elevato senza compromettere gli standard qualitativi dei sistemi, complessi e ad alta tecnologia. Le 2.800 assunzioni previste in Europa per il 2026 – di cui una quota significativa destinata ai poli italiani – rappresentano la risposta più evidente a questa esigenza di continuità operativa, in un settore dove la specializzazione della manodopera rimane un fattore critico di successo.




