Modello 730/2026, via libera dell’Agenzia delle Entrate: il conto alla rovescia per la dichiarazione è ufficialmente partito
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Redazione Economia
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Con il provvedimento numero 71552, pubblicato lo scorso 27 febbraio, l’Agenzia delle Entrata ha dato il sigillo definitivo al nuovo Modello 730/2026, quello che i contribuenti dovranno utilizzare per farsi liquidare le tasse sui redditi prodotti nell’arco del 2025. La macchina organizzativa, come da prassi, si è quindi messa in moto seguendo una scansione temporale ormai consolidata: la dichiarazione precompilata, infatti, sarà accessibile e modificabile nell’area riservata del sito dell’Agenzia a partire dal prossimo 30 aprile, mentre la finestra utile per l’invio telematico del modello, sia esso accolto senza modifiche o integrato con ulteriori informazioni, spalancherà i propri battenti il 15 maggio per chiuderli in via definitiva il 30 settembre 2026.
All’interno del so pacchetto di novità normative, recepite puntualmente nelle istruzioni ufficiali, una delle misure di maggior respiro per le famiglie riguarda senza dubbio l’innalzamento del plafond per le spese di istruzione. La legge di Bilancio 2025 (la numero 207 del 30 dicembre 2024) aveva già previsto un ritocco al rialzo, e ora, con la pubblicazione dei modelli, la misura diventa operativa a tutti gli effetti. Il tetto massimo di spesa su cui calcolare la detrazione del 19% passa così dagli 800 euro precedenti a 1.000 euro per ogni studente, purché frequentante le scuole dell’infanzia, le primarie, le secondarie di primo grado o il secondo ciclo del sistema nazionale d’istruzione, comprese le paritarie.
Istruzione, la detrazione sale a 1.000 euro: come cambia il rimborso e quali spese rientrano nel nuovo limite
L’incremento del massimale, un adeguamento che segue l’andamento del costo della vita e delle rette scolastiche, si traduce in un beneficio concreto e immediato per i bilanci domestici: applicando l’aliquota del 19% al nuovo importo massimo di 1.000 euro, il rimborso Irpef potenzialmente recuperabile per ogni figlio fiscalmente a carico arriva a toccare quota 190 euro annui. Non si tratta, però, di una voce generica: l’Agenzia delle Entrate, nelle note di accompagnamento al modello, ha specificato nel dettaglio l’elenco delle spese detraibili, che comprende le tasse di iscrizione e frequenza, i contributi obbligatori e quelli volontari deliberati dagli organi collegiali degli istituti, le spese per la mensa scolastica, per le gite e i viaggi d’istruzione, per l’assicurazione della scuola e per il servizio di trasporto scolastico, quando gestito direttamente dall’ente locale o dall’istituto.
Vanno invece considerate escluse da questa agevolazione, come precisato dalle circolari esplicative, le spese per l’acquisto di libri di testo, di cancelleria, di zaini e di tutto il materiale didattico di cancelleria che le famiglie acquistano autonomamente al di fuori dei canali scolastici, così come non sono detraibili le spese per le ripetizioni private, a meno che non rientrino in specifiche casistiche legate a disturbi specifici dell’apprendimento.
Scaglioni Irpef rimodulati e nuovi paletti per le detrazioni: il quadro complessivo della manovra fiscale
L’innalzamento del tetto per le spese scolastiche si inserisce in un quadro più ampio di revisione del sistema fiscale, che vede una rimodulazione degli scaglioni Irpef e, contestualmente, l’introduzione di criteri più stringenti per l’accesso ad alcune detrazioni. Per i redditi di lavoro dipendente, a Titolo esemplificativo, è previsto un riordino delle detrazioni con l’obiettivo di razionalizzare la spesa fiscale. Sul fronte delle agevolazioni per i familiari a carico, la legge di Bilancio ha abolito le detrazioni per i figli di età superiore ai trenta anni, salvo i casi di disabilità accertata, e ha ridefinito il perimetro dei cosiddetti “altri familiari” per i quali è possibile beneficiare dello sconto Irpef, limitandolo ora ai soli ascendenti (genitori e nonni) che convivano con il contribuente.
Parallelamente, per i redditi più alti, quelli superiori alla soglia dei 75.000 euro, scattano limitazioni all’importo complessivo delle spese detraibili, un meccanismo che lega la possibilità di scaricare gli oneri alla composizione del nucleo familiare e al numero di figli, escludendo da questi tetti solo alcune voci specifiche come le spese sanitarie o gli interessi passivi sui mutui prima casa stipulati prima del 2024.
Le istruzioni per l’uso della precompilata e le novità sui pagamenti tracciati
Per usufruire della detrazione maggiorata, un passaggio fondamentale riguarda la modalità di pagamento. Le istruzioni al modello 730/2026 ribadiscono l’obbligo, per tutte le spese che danno diritto a detrazioni Irpef, di utilizzare strumenti di pagamento tracciabili: bonifici, carte di credito o debito, bancomat, assegni e bollettini postali o tramite il sistema PagoPA. Il pagamento in contanti, se non espressamente giustificato da particolari condizioni, non consente di accedere allo sconto fiscale. In molti casi, le informazioni relative alle spese scolastiche, come quelle per la mensa o le tasse, verranno già inserite dall’Agenzia delle Entrate nella dichiarazione precompilata, grazie ai flussi telematici che gli istituti scolastici e gli enti locali sono tenuti a trasmettere. Sarà comunque onere del contribuente, o del Caf che lo assiste, verificare la completezza e la correttezza dei dati precompilati, integrandoli se necessario con le eventuali spese non ancora comunicate al fisco.




