Olio "chimico" venduto come extravergine, una maxi truffa raggiunge anche la Calabria
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Redazione Interno
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Una presunta organizzazione dedita alla produzione e alla commercializzazione di olio "chimico", spacciato per extravergine di oliva di alta qualità, è stata scoperta grazie a un'ampia inchiesta della Procura della Repubblica di Agrigento. L'indagine, che ha portato all'emissione di ventiquattro decreti di perquisizione, rivela come il circuito fraudolento abbia interessato, oltre alla Sicilia, numerosi altri territori. Tra questi, alcuni dei quali hanno visto una distribuzione significativa del prodotto adulterato, figura in particolare la regione Calabria, senza escludere altre aree italiane e persino il mercato estero.
Il sistema organizzato dietro la frode
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, i presupposti della frode in commercio risiederebbero in un vero e proprio sistema organizzato. Gli indagati, infatti, avrebbero gestito un flusso di produzione e vendita basato su miscele artificiali, lontanissime per caratteristiche e processo di lavorazione dall'autentico extravergine. L'olio così ottenuto, che alcuni definiscono "chimico" per la sua natura contraffatta, veniva poi immesso nei canali di distribuzione come prodotto di pregio, ingannando sia gli acquirenti professionali che, in ultima istanza, i consumatori finali, i quali si vedevano privati della qualità per cui pagavano.
Le dichiarazioni istituzionali a supporto dell'operazione
L'operazione, condotta dai Carabinieri del Reparto per la tutela Agroalimentare di Messina, ha ricevuto il plauso delle istituzioni. Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato come l'intervento dimostri l'assenza di spazio in Italia per chi non rispetta le regole, definendo l'olio d'oliva un'eccellenza da tutelare da chi sfrutta il nome senza garantire la qualità. Concetti ribaditi anche dal sottosegretario alla Giustizia, che ha ringraziato gli uomini del Reparto per la loro attività, ritenuta fondamentale per valorizzare il settore olivicolo e per far rispettare le normative vigenti.
Il quadro giudiziario e gli sviluppi investigativi
Il filone giudiziario, coordinato dalla Procura agrigentina, vede i ventiquattro indagati accusati, oltre che di frode in commercio, anche di associazione a delinquere, riciclaggio e violazione della normativa sulle accise. Le perquisizioni e i sequestri eseguiti rappresentano una fase avanzata dell'indagine, volta a raccogliere ulteriori elementi probatori e a ricostruire compiutamente l'entità e i profitti dell'operazione fraudolenta. L'attenzione si concentra ora sull'analisi della documentazione acquisita e sulla mappatura precisa di tutti i passaggi commerciali che hanno permesso all'olio adulterato di raggiungere i diversi mercati.




