Giro, Ciccone conquista l’azzurra ma la fuga si infiamma con la lite tra il pescarese e Rubio
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Redazione Sport
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La diciannovesima tappa del Giro d’Italia, la temuta frazione regina con partenza da Feltre e arrivo ad Alleghe che proponeva un dislivello complessivo di cinquemila metri, ha consegnato allo spettacolo delle Dolomiti una duplice verità.
Da un lato, l’abruzzese Giulio Ciccone ha ufficialmente strappato la maglia azzurra di miglior scalatore a Jonas Vingegaard: il corridore della Lidl-Trek, transitato per primo in cima alla Cima Coppi rappresentata dal Passo Giau, ha accumulato un bottino di 273 punti che gli garantisce un margine di 57 lunghezze sul danese in rosa, mettendo un serio ipoteca sulla conquista della classifica dei GPM.
Dall’altro lato, però, la corsa è stata segnata da una tensione palpabile e da una lite accesissima consumatasi in corsa tra Ciccone e il colombiano Einer Rubio della Movistar, una polemica che ha continuato a echeggiare ben oltre il traguardo di Alleghe.
L’intesa infranta sulle rampe del Falzarego
Il nervosismo è esploso nel tratto compreso tra il cosiddetto Km Red Bull e il passaggio in vetta al Passo Falzarego, dove un accordo iniziale tra i due attaccanti – che prevedeva una suddivisione dei premi e delle bonifiche – è letteralmente saltato. Stando a quanto ricostruito, Rubio aveva garantito il proprio appoggio a Ciccone per la conquista dei punti in vetta, chiedendo in cambio la possibilità di aggiudicarsi il traguardo volante posto poco prima.
Quando il canadese Derek Gee ha invece intercettato la prima posizione, Rubio si è sentito tradito e, con una mossa che il pescarese non ha esitato a definire “da piccolo corridore”, lo ha battuto a sorpresa sul successivo GPM per vendicarsi.
La reazione di Ciccone non si è fatta attendere: visibilmente innervosito dall’accaduto – “Ho sbagliato io a fidarmi, mi ha tradito” ha dichiarato poi ai cronisti – l’azzurro ha scelto di attaccare in discesa, lanciandosi in un’azione spericolata che per un momento lo ha proiettato verso la vittoria di tappa, salvo poi venir ripreso e superato a 2,2 chilometri dal traguardo dallo statunitense Sepp Kuss della Visma-Lease a Bike.
La replica piccata di Rubio: “Bisogna essere uomini”
La replica del sudamericano, arrivata a caldo ai microfoni posizionati al termine della frazione, non ha fatto che alzare ulteriormente il livello dello scontro verbale. Einer Rubio, apparso visibilmente risentito dall’atteggiamento tenuto dalla Lidl-Trek, ha infatti accusato l’italiano di non aver mantenuto la parola data, sottolineando che “qualche volta bisognerebbe essere uomini ancor prima che ciclisti”.
Il colombiano ha spiegato di aver rispettato l’accordo per la maggior parte della giornata, mettendosi a disposizione del rivale sulle salite, e di aver trovato invece scarsa lealtà nel momento cruciale del traguardo volante, scatenando quella che lui stesso ha definito “una guerra totale” in corsa.
Se sul piano sportivo il terzo posto di tappa e la riconquista della maglia azzurra rappresentano una consolazione di rilievo per il ciclista italiano, le polemiche di giornata hanno inevitabilmente offuscato il risultato, riportando l’attenzione sulle frizioni interne al plotone e sulle strategie di squadra. Vingegaard, intanto, ha controllato senza patemi l’operato dei rivali in classifica generale, assistendo alla rimonta di Jai Hindley ai danni di Thymen Arensman senza mai perdere il controllo di una corsa che ormai lo vede saldamente al comando a ridosso della tappa di Piancavallo.




