La zampata di Cipollini e il muro di Kuss: il Giro delle Dolomiti parla ancora Visma

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il verdetto della tappa regina, quella con i suoi 5 mila metri di dislivello concentrati in soli 151 chilometri tra Feltre e Alleghe, è stato infatti impietoso per l’azzurro Giulio Ciccone. Nonostante un attacco in discesa dettato più dal coraggio che dalla ragione – come avrebbe sottolineato a caldo Mario Cipollini – il tentativo di solitaria si è infranto contro la legge della Visma-Lease a Bike.

«È stata una soluzione più di pancia», ha commentato l’ex campione mondiale con la consueta franchezza, e nel rammarico per quell’impresa sfumata («Peccato, perché Ciccone avrebbe meritato una tappa») ha però letto la superiorità oggettiva della squadra danese: «Sepp Kuss e la Visma hanno messo la parola decisiva», ha aggiunto Cipollini, consacrando un dominio che, pur non essendo schiacciante nei numeri, è apparso chirurgico nei momenti cruciali.

La rimonta impeccabile dello scudiero

Quella che si è conclusa nel pomeriggio di venerdì sulle rampe dei Piani di Pezzè è stata una frazione esemplare per comprendere le gerarchie di questa 109esima edizione. Sepp Kuss, lo statunitense già trionfatore alla Vuelta del 2023, ha agito da perfetto gregario di lusso, trasformandosi in finalizzatore letale quando il compagno di squadra Jonas Vingegaard, saldamente in maglia rosa, non aveva bisogno di attaccare.

La rimonta sull’abruzzese della Lidl-Trek è iniziata a circa 2,2 chilometri dal traguardo: Kuss, sfruttando una progressione poderosa su pendenze che toccano punte del 15%, ha prima ricucito il gap su Ciccone e poi lo ha saltato senza possibilità di replica, andando a conquistare la sua prima vittoria di tappa al Giro d’Italia. Al traguardo, il canadese Derek Gee ha completato il podio chiudendo a 13 secondi, mentre Ciccone, pur arrivando terzo, ha dovuto accontentarsi del successo morale sulla Cima Coppi del Passo Giau.

Scintille in fuga e la gestione del dislivello

Prima del verdetto finale, la giornata era stata infuocata non solo dalle pendenze del Duran, del Giau e del Falzarego, ma anche da tese polemiche interne alla fuga. Proprio Ciccone è stato protagonista di un acceso battibecco con il colombiano Einer Rubio: un litigio nato dalla spartizione dei punti per i traguardi volanti e i Gran Premi della Montagna.

«Rubio non ha avuto rispetto, ha fatto una mossa da piccolo corridore», ha sbottato l’azzurro ai microfoni, riferendosi a una sorta di accordo disatteso nei curvoni del Falzarego che ha vanificato parte della sua strategia per la maglia azzurra di miglior scalatore. Se da un lato la tensione ha fornito la carica extra per osare la discesa impossibile, dall’altro ha evidenziato la fragilità di un’alleanza destinata a cedere sotto i colpi della Visma.

A nulla è servita la furia di Ciccone nel tentativo di tenere a bada gli inseguitori, perché la macchina organizzata della squadra olandese ha gestito il vantaggio senza affanni, dimostrando quel controllo assoluto che Cipollini non ha esitato a definire "dominio".

L’abbraccio di Alleghe e l’ipoteca sulla corsa

Ad Alleghe intanto, tra le montagne del bellunese, la festa è stata grande e partecipata. Migliaia di tifosi hanno affollato i bordi delle strade sotto il sole, ignorando la fatica per assistere allo spettacolo offerto da quello che molti considerano il tappone più duro di questa edizione. L’entusiasmo del pubblico locale, sottolineato dal primo cittadino De Toni che ha parlato di "giornata che sognavamo da tanto tempo", ha però fatto da contraltare a una classifica generale che ora appare scolpita.

Con il terzo posto di tappa e la rimonta dell’australiano Jai Hindley ai danni di Arensman nella top five, la corsa rosa entra nel suo weekend decisivo senza particolari scossoni nella lotta per il primato. Vingegaard, grazie anche al lavoro oscuro di uomini come Kuss, conserva un margine rassicurante in vista della cronoscalata di Piancavallo, dominando una Corsa Rosa che, tappa dopo tappa, conferma la supremazia di una squadra capace di vincere senza mai perdere il filo del controllo.

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